Primarie, dopo il PdR (Partito di Renzi) un ritorno alle origini del Pd

cassani salvini fascia tricolorecassani salvini fascia tricolore

A un anno dalle elezioni politiche del 4 marzo ed ad un anno dal pessimo risultato elettorale subito dal Partito democratico, le primarie di domenica 3 marzo hanno rappresentato in maniera evidente che i cambiamenti avvengono in tempi velocissimi in politica ma anche nella vita di ogni giorno. I risultati sono stati chiari e inequivocabili, la partecipazione al voto ha smentito tutte le previsioni che davano come obiettivo un milione di votanti. E invece alle urne sono arrivate ben 1.600.000 persone. Zingaretti ha vinto con un risultato sorprendente con il 66% dei consensi, contro il 22% di Martina ed il 12% di Giachetti. 

Per un’analisi un po’ più seria, mi pare utile un confronto dei risultati di queste primarie con quelle del 2017. Renzi nel 2017 ha preso 1.257.000 voti pari al 69%, mentre nel 2019 Zingaretti prende 1.260.000 pari al 70%.

A livello locale ed in particolare a Gallarate, il confronto con i risultati del 2017 sono ancor più eloquenti su ciò che concretamente si è verificato in queste primarie 2019. Nel 2017 i votanti erano stati 918 e Renzi prese 722 voti pari al 79%, mentre domenica hanno votato ben 1.033 persone e Zingaretti ha preso 694 voti pari al 68%. Cosa si è verificato, cosa è cambiato, quali sono stati i motivi di questi profondi mutamente nei democratici? A mio avviso è evidente che il voto del 2017 a Renzi è stato pesantemente influenzato dalla sua personalità e come ha sempre sostenuto Ilvo Diamanti da una concezione personalistica nella gestione del Partito Democratico, tanto che il politologo Diamanti definì il Pd come PdR (partito di Renzi). I risultati di Zingaretti hanno rappresentato la volontà di un cambiamento di metodo nella visione e nella gestione del partito, che non può per Zingaretti prescindere dalla storia e dai valori di riferimento che stanno alla base della fase costitutiva del Partito Democratico nell’ormai lontano 2007.

La mia è una riflessione di uno dei fondatori a Gallarate ed in Provincia del Partito Democratico nell’ormai lontano 2007, non solo ma sono stato anche il più votato alle prime primarie di Gallarate nel 2008, che tre anni fa ha deciso di non più iscriversi al Pd. Questa scelta non è stata per me facile, come del resto non è stata facile per tutti quei militanti e dirigenti che hanno vissuto la mia stessa esperienza e che hanno deciso di chiuderla. Credo che fare memoria serva oggi più che mai, per cercare di capire ed interpretare in maniera corretta i risultati di questa primarie del Pd.

Il voto a Zingaretti ha voluto rappresentare un vero e proprio segnale di cambiamento determinato da tutte quelle persone militanti e dirigenti di centrosinistra, che non hanno votato per il Pd alle elezioni del 4 marzo 2018, ma che in questo contesto politico-socio-culturale, hanno voluto dare un segnale di fiducia e di speranza, nella possibilità di riprendere una iniziativa politica nei confronti di un Governo pericoloso per il Paese. Non solo le primarie di domenica hanno dato un esplicito segnale nei confronti di una grave crisi di rappresentanza che potrebbe rivelarsi politicamente grave alle prossime elezioni Europee del 26 maggio. 

La grande manifestazione di Milano di sabato 2 marzo con una partecipazione di oltre 200.000 persone, ha sicuramente aiutato e sollecitato la decisione di partecipare al voto delle primarie di domenica. All’interno dell’area progressista di centrosinistra vi è in atto un grande movimento sociale, culturale preoccupato perché privo di una rappresentanza politica in grado oggi di competere con i sovranisti/populisti di centrodestra. 

Le primarie di domenica 4 marzo 2019 hanno rappresentato questa occasione per dare un forte e deciso segnale affinché per le prossime elezioni Europee si verifichino le condizioni per la presentazione di un progetto politico in grado di prendere o meglio riprendere quei consensi persi alle elezioni politiche del 2018 e che alle Europee del 2014 avevano assegnato al Pd il 40,80%, pari a ben 11.200.000 voti. 

Molte persone che sono andate a votare a queste primarie e che hanno votato Zingaretti hanno voluto dare un segnale molto chiaro di unità per il cambiamento in Italia e in Europa.

Dario “Don Chisciotte” Terreni

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