BUSTO ARSIZIO – Una Pro Patria modello Como con l’obiettivo del ritorno in Serie A. Non solo un sogno, forse, ma una prospettiva che si è affacciata concretamente a Busto Arsizio qualche mese fa, quando un emissario di un fondo straniero interessato a investire nel calcio ha incontrato la presidente della Pro Patria Patrizia Testa per intavolare una trattativa. Un contatto che però non ha avuto seguito, ma in giorni di preoccupazioni dei tifosi sul futuro del club biancoblù chissà che non possa esserci un ritorno di fiamma…
Il faccia a faccia
Facciamo un passo indietro. Era il mese di febbraio. La “presidentissima” Patrizia Testa aveva appena perfezionato la cessione del 49% delle quote societarie alla Finnat Fiduciaria di Luca Bassi e soci, quando l’avvocato Simone Orsi, consigliere comunale della Lega, organizza nel suo studio a San Michele un faccia a faccia tra la “Pres” e un emissario di un fondo di investimento con interessi tra gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi, già presente nello sport ma con l’intenzione di sbarcare nel calcio professionistico nel Nord Italia per emulare il modello di successo del Como dei fratelli Hartono.
Il progetto
L’interlocutore, manager di un’importante multinazionale europea che ha la sua sede italiana a Milano, si è presentato con un progetto chiaro: acquisizione del 100% del pacchetto azionario della Pro Patria, con la prospettiva di investimenti sulla squadra, sul vivaio, sullo stadio e sul brand per portare i Tigrotti in serie A nel giro di qualche anno. Tanta roba. Sembra che a convincere gli investitori stranieri a puntare su Busto Arsizio, grazie al pressing dello stesso Simone Orsi (interpellato, il consigliere non ha confermato ma nemmeno smentito) fosse stato soprattutto il blasone del club bustocco, con il suo passato nella massima serie e una delle magliette più belle del mondo: una “storia” che colpisce chi vive di marketing.
Pista sfumata
A quel primo contatto non fecero però seguito altri incontri, così la pista si è inevitabilmente raffreddata. Rimanendo solo alla stregua di un “pour parler’, invece di procedere verso l’auspicata (dalla controparte) due diligence sui conti di via Cà Bianca. Ma l’incontro è stato confermato anche da fonti dell’amministrazione comunale che erano state messe a conoscenza di questa opportunità per il glorioso sodalizio biancoblù: in questo caso non si è trattato di una “boutade” come quella del fantomatico American Sport Group Management o di altre figure poco credibili che nel recente passato hanno buttato in pasto ai media e ai social l’idea di acquisire la Pro per farsi pubblicità.
Il closing con Finnat
Di certo c’è che, con l’arrivo dei nuovi soci di minoranza della Finnat, la presidente Patrizia Testa è andata avanti nel percorso verso il closing con la società rappresentata dall’avvocato Rosanna Zema, che in prospettiva dovrebbe diventare socio di maggioranza. Nel frattempo pare che il fondo che si era proposto a Busto abbia messo gli occhi anche su altri club blasonati, ma non è ancora detto che un’occasione di contatto non si possa ripresentare in un prossimo futuro. Anche perché i tifosi, prima di sognare la serie A sperano in un’ancora di salvezza per la serie C, in una stagione iniziata nel peggiore dei modi.
Il 49% di Luca Bassi c’è, l’ennesima multa pure: Pro Patria, quanto mi costi?
