BUSTO ARSIZIO – “E’ tutto sbagliato, sta andando tutto al contrario di come l’ho immaginato”. Il ritornello di Samurai Jay che impazza fra i giovani sembra purtroppo essere il leitmove di casa Pro Patria, dove il sunday night dello “Speroni” ha confermato una squadra da maglia nera: per la classifica in primis (4 punti racimolati in nove partite: nessuno ha fatto peggio), per gol subiti (17 al passivo, peggior attacco del girone), per il non gioco espresso (un’autentica involuzione) e per la resa quasi incondizionata (zero tiri in porta contro il Brescia). Se poi a tutto ciò aggiungiamo lo stucchevole empasse societario (fra l’uscente, o presunto tale, 51% e l’entrante, almeno così pare, 49%) il quadro è presto fatto: il campo è lo specchio di quello che accade, o meglio non accade, al di fuori del rettangolo verde di gioco.
Rispetto per la maglia
Repetita iuvant. 12 milioni di aumento di capitale, ma non ancora una terza divisa da gioco tanto da costringere la Pro Patria a scendere in campo in casa senza la propria gloriosa maglia biancoblù, peraltro nell’appuntamento di maggior visibilità della stagione. C’è chi la spiega come una decisione imposta dagli arbitri, c’è chi la definisce sudditanza (come accadde con l’Atalanta U23): di sicuro fra due club professionistici certe situazioni andrebbero gestite per tempo. Vedremo se al ritorno il Brescia restituirà la cortesia, altrimenti avremo chiaro quanto (non) conta la Pro Patria.
Rispetto per i tifosi
Pesci in faccia ai tifosi locali e salamelle e birra a quelli del Brescia. Questo in sintesi lo sfogo del presidente del Pro Patria Club, Giovanni Pellegatta, al termine della gara col Brescia, con i tifosi bresciani – giunti numerosissimi a Busto – accolti con un adeguato servizio ristoro. Niente a che vedere, per intenderci, con il carrello della spesa pieno di bottigliette d’acqua più volte intravisto nel settore popolari, dove da tempo si attende che il bar venga dato in gestione ai ragazzi della curva: “Si è voluto monetizzare la massiccia presenza dei tifosi ospiti senza preoccuparsi di offrire identico servizio a quelli locali: questo mi lascia senza parole“.
Rispetto per gli operatori
Di fronte ai tanti giornalisti bresciani giunti a Busto, posizionati nella tribuna stampa oramai ribattezzata “black list”, ci ha particolarmente colpito il savoir faire del media manager dell’Union Brescia Matteo Oxilia che, nel corso del match, ha fatto più volte la spola fra la tribuna centrale, dove era di stanza, e la tribuna laterale, dove erano invece ubicati i colleghi della stampa bresciana, per assicurarsi che tutti fossero nelle condizionai ideali per lavorare al meglio. Attenzioni che non sono dettagli: rientrano nella voce professionalità.
Spiace invece venire a sapere, o meglio a leggere, che alcuni colleghi di Busto non ricevano lo stesso trattamento. Le pari opportunità, la libertà di pensiero, di stampa e di opinione dovrebbero essere, nel 2025, un diritto sacrosanto per tutti, difeso in primis dai decani. Sentire di tifosi bannati o di black list non rappresenta certo una bella immagine, specie per una LegaPro al cui timone c’è un presidente giornalista come Matteo Marani.
Rispetto per Bassi
In questo quadro d’insieme, in cui alcune dichiarazioni di mister Leandro Greco (“a febbraio vedremo la vera Pro Patria” e via discorrendo) sembrano propio stonare, sebbene figlie dell’inesperienza e della difficoltà del momento, c’è un rebus societario da sciogliere, al più presto. Pensare che il nome di un manager del calibro di Luca Bassi, capace di gestire più in fretta il closing di CartSì-Nexi rispetto a quello della Pro Patria, sia stato di fatto ufficializzato per un’inibizione commutata in multa rappresenta un incredibile autogol mediatico e d’immagine. Un nome del genere, se supportato da una comunicazione all’altezza, avrebbe dovuto far infiammare la piazza e riportare entusiasmo.
Pro Patria-Brescia: 0-2. Tigrotti nessun tiro in porta: si fa nera
