Busto Arsizio, politica l’è morta

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La due giorni di festa (venerdì 11 e sabato 12 settembre) di Fratelli d’Italia a Busto Arsizio ha il merito, se mai ce ne fosse uno al di là dell’autoreferenzialità di questi appuntamenti e in senso trasversale, di scrollare di dosso il torpore di una politica che, in città e non solo, sembra traccheggiare in attesa di tempi migliori. E di personalità capaci di rivitalizzarla con la loro autorevolezza, che non si declina in esclusiva con la determinazione, ma richiede il necessario carisma che vada oltre il solito, preteso decisionismo.

I Fratelli marcano il territorio, da Busto per tutta la provincia di Varese in vista degli appuntamenti elettorali del prossimo anno. Dirottano sul Museo del Tessile, sede dell’evento, l’intero loro establishment locale, dal presidente del Circolo provinciale Andrea Pellicini al sindaco bustocco Emanuele Antonelli, esponente di maggior lignaggio meloniano in Lombardia in fascia tricolore, a tutti i rappresentanti istituzionali che formano l’apparato di vertice del partito. Unici momenti, venerdì e sabato, in una delle maggiori città della regione che andranno al voto tra qualche mese, dove si apre il confronto chiamando a raccolta i cittadini/elettori.

Disperse nel tempo le affollate adunate leghiste, animate da salamelle e riti padani, che per anni si sono reiterate nel Varesotto, è rimasto ben poco di quella tradizione festivaliera di partito che si richiamava, copiandone il format, alle originarie Feste dell’Unità, quando il Pci era ancora il Pci. Tant’è. Finalmente a Busto, letto il programma degli incontri firmati Fratelli d’Italia, si torna a parlare anche di politica. Perché in questi ultimi anni s’è chiacchierato spesso, ma a vanvera, con una deriva volta al pettegolezzo, ai personalismi, alle difese di bandiera e degli amici degli amici, con scarso respiro politico, appunto.

Nel mazzo includiamo tutti, da destra a sinistra, per colpa dell’involuzione culturale e di rappresentanza che ha segnato i partiti, proponendo spesso le seconde se non le terze fila di una volta. Così sono passate carrettate di questioni, più o meno importanti, più o meno pubbliche, senza che nessuno ne prendesse atto, come se la politica fosse un fastidio, non esistesse più. Nel centrodestra come nel centrosinistra, dentro i quali le segreterie sono praticamente scomparse. Prendiamo la Lega, a Busto , a dispetto della sua storia è letteralmente eclissata: il segretario di sezione gioca a nascondino, mai presa una posizione chiara, decisa, definitiva su qualunque vicenda. Forza Italia si fa sentire a spizzichi e bocconi, più che altro per minimizzare i fatti e, secondo alcuni, in modo eterodiretto da impudenti settori leghisti. Per non dire del Partito democratico, clamorosamente assente dai temi di maggior peso amministrativo (con quale biglietto da visita potrà presentarsi come alternativa all’attuale maggioranza, non si sa).

Così la giunta e il sindaco hanno sempre spadroneggiato, facendo addirittura quadrato su assessori in odore di incompatibilità e, di più, ora vicini ai vannacciani. Vige però la consegna del silenzio, tradotto: “Teniamo famiglia”.  Vannacci che in provincia di Varese sta facendo strame del politicamente corretto, arruola personaggi sinora lontani dagli estremismi (Nicola Mucci e Piero Galparoli, ex forzisti) e si propone come il vero incomodo della partitocrazia locale più prossima all’oblio che all’idea che per essere votati occorra essere proattivi e agire. Non per tutelare posti, un misero potere o meschine rendite di posizione, ma per incidere nelle scelte istituzionali e amministrative, che prima di essere politiche andrebbero riconosciute etiche. Anche se sappiamo bene che si tratta soltanto di una pia illusione.

Fratelli d’Italia e poi più

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