VERBANIA – Potrebbe chiudersi con almeno 3 richieste di patteggiamento il processo per la strage della Funivia del Mottarone. Un percorso che ieri, 19 giugno, con l’ulteriore rimodulazione dei capi di imputazione suggerita dalle difese, fatta propria del Gup e accolta dal Pubblico Ministero, ha avuto una improvvisa accelerazione. Sancita anche dalle parole del Procuratore capo della Repubblica di Verbania che, parlando con i cronisti al termine dell’udienza aveva sottolineato come il nuovo assetto dell’atto d’accusa poteva favorire “una soluzione più rapida” che, aveva sottolineato, “in un processo di questo genere non ci sembrerebbe una scelta sbagliata”.
“Noi chiederemo certamente il patteggiamento”, conferma Marcello Perillo, difensore di Gabriele Tadini, il capotecnico della funivia che fin dall’inizio della vicenda ha confessato di avere materialmente inserito i cosiddetti “forchettoni “ che inibivano il funzionamento dell’impianto frenante di emergenza. “Del resto – aggiunge – avevo depositato già lo scorso anno una istanza in questa direzione, ma la Procura non si era detta disponibile. Oggi prendo atto del nuovo orientamento del Pubblico Ministero e mi muoverò di conseguenza”.
Anche Andrea Da Prato, difensore di Enrico Perocchio, l’ingegnere biellese direttore tecnico dell’impianto, ragiona sulla possibilità della applicazione della pena su richiesta delle parti. “E’ chiaro che con gli ultimi aggiustamenti dei capi di imputazione sulla base delle osservazioni che ieri ho formulato in udienza è ragionevole immaginare che la posizione di Perocchio si alleggerisca e che si possa andare verso la definizione di una pena non intramuraria”. In pratica, per il legale di Perocchio, l’obiettivo è una pena inferiore ai 4 anni che eviti al cliente di entrare in carcere.
Per la prima volta anche Pasquale Pantano, difensore di Luigi Nerini, titolare della società concessionaria della funivia, che finora non si era mai espresso in materia, rivela sia pure con molta cautela, la sua nuova strategia processuale: “stiamo valutando – dice – ogni strada nuova che si è aperta”. Il riferimento è chiaramente proprio all’ipotesi di patteggiamento.
Resta da chiarire la posizione del pool difensivo di Martin Leitner e Peter Rabanser, i due rappresentanti di vertice della società altoatesina che si occupava della manutenzione degli impianti. Ieri l’avvocato Federico Cecconi, che coordina i difensori, aveva ribadito di ritenere “di avere ottime argomentazioni per ottenere un provvedimento che escluda qualunque forma di responsabilità fin da ora”, ma è chiaro che in un quadro generale che è radicalmente mutato, i percorsi processuali potrebbero essere diversi.
Per i legali, e insieme per la Procura e il Tribunale di Verbania sarà un’estate di lavoro: gli esiti si vedranno all’udienza del 18 settembre.
Ettore Colli Vignarelli
