Prosegue la “rivoluzione” di Amga: Arrara ora è anche ad, Menaldi presidente di Ala

pierluigi arrara valerio menaldi

LEGNANO – Cambiamenti significativi ai vertici di Amga e della sua controllata Aemme Linea Ambiente. Come comunicato oggi, sabato 14 dicembre, nell’ultima seduta del consiglio di amministrazione di Amga Legnano, al presidente Pierluigi Arrara (a sinistra nella foto) è stato attribuito anche l’incarico di amministratore delegato della società; a Valerio Menaldi (a destra), che è stato amministratore delegato fino al 25 ottobre scorso, l’assemblea dei soci ha affidato la carica di presidente di Aemme Linea Ambiente al posto di Giuseppe dell’Aquila.

Anche in seno al cda di Amga c’è una novità: al consigliere Menaldi succede Fausto Benzi, classe 1953, nativo di Rho, ex dirigente Aldai-Associazione lombarda dirigenti aziende industriali, in pensione.

Brumana si appella ai sindaci: «Accordo con Cap illegittimo»

«Gravi anomalie»: sono quelle rilevate dal consigliere civico legnanese Franco Brumana nel contratto sottoscritto il 4 dicembre fra Cap Holding, Amga, Asm e Amsc per la cessione delle partecipazioni di Amga in Ala e sulle quali il capogruppo del Movimento dei Cittadini si appella ai sindaci dei Comuni soci in vista dell’approvazione nei rispettivi consigli comunali.

«Il contratto – attacca Brumana – innanzitutto è stato predisposto in violazione dei princìpi di pubblicità, trasparenza e non discriminazione: è stata mantenuta la massima riservatezza. L’art. 10 del Dlgs 175/2016 dispone poi che la cessione delle partecipazioni avvenga con una gara di evidenza pubblica e ammette la negoziazione diretta con un singolo acquirente solamente “in casi eccezionali” e a seguito di una deliberazione motivata che dia atto della convenienza economica dell’operazione, con particolare riferimento alla congruità del prezzo. Non sussiste invece alcuna ragione che possa qualificare come eccezionale la scelta di trattare solamente con Cap Holding, che anzi avrebbe potuto essere esclusa dal bando pubblico per la carenza di requisiti, non essendosi mai occupata di igiene urbana. Nemmeno è stata fornita una motivazione sulla congruità del corrispettivo, perché il prezzo non è stato definito, ma demandato a una successiva perizia».

«Condizioni capestro a vantaggio di una parte sola»

Ancora, «l’art. 11, quinto comma, dello stesso decreto legislativo vieta esplicitamente che una società a responsabilità limitata sia affidata a più di un amministratore; il contratto prevede invece la nomina di cinque amministratori. Lo stesso contratto stabilisce che se Ala non raggiungerà in 36 mesi l’obiettivo di un incremento del fatturato del 70% rispetto agli obiettivi del piano individuale, Cap Holding potrà pretendere che Amga riacquisti le partecipazioni vendute pagando il corrispettivo che verrà determinato in quel momento: ciò comporterà che Amga dovrà accantonare le somme percepite e incrementare questa riserva per poter fare fronte al prezzo di riacquisto; costituisce inoltre un iniquo vantaggio per una sola parte contrattuale.

«Infine, il contratto obbliga le parti ai conferimenti anche in denaro, che saranno necessari per l’attuazione del piano industriale di Ala e che per ora non sono determinati né determinabili. Si pone quindi un’ulteriore questione di aleatorietà e di sostenibilità per Amga, già fortemente impegnata nel finanziamento del piano industriale di Neutalia. In conclusione, è stato stipulato un contratto capestro senza che sussistano ragioni giustificative dello sbilanciamento a favore di Cap Holding e a danno di Amga. Pertanto è doveroso porvi rimedio facendo il possibile perché i consiglieri comunali siano adeguatamente informati, anche di queste mie note critiche, e votino contro l’approvazione del contratto».

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