Per Pietro Senaldi, giornalista onnipresente nei dibattiti televisivi, radici gallaratesi e voce meloniana, il Varesotto “è una realtà che guarda a Milano, guarda alla Svizzera e non sa più guardarsi in faccia”. Al nostro Gabriele Ceresa, che lo intervista per M24 Tv, dice di più: “Per affrontare la trasformazione produttiva, che ha abbandonato la grande manifattura, devi aggiornare il modello industriale, produrre solo beni di alto valore aggiunto, molto tecnologici. Ecco, io credo che questo passaggio, la provincia di Varese l’abbia un po’ fallito”. In sintesi: basta crogiolarsi nel passato.
Né più né meno quanto aveva sostenuto Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, poco più di un mese fa a un incontro dell’associazione Varese sei tu: “Terra ricca, ma non può continuare a vivere di rendita” disse in chiaro l’autorevole esponente del governo. Tema che ritorna ad ogni confronto sul futuro economico e sociale della provincia. Senaldi, è vero, ne fa soltanto cenno nella sua chiacchierata con Ceresa, a margine della presentazione del suo ultimo libro “Sveglia! Le bugie che ci impoveriscono”. Ma è un accenno che va a segno in un contesto provinciale che non poggia ancora su motivi tangibili di crescita e di competitività vera.
Gli attori principali della scena pubblica, politici, amministratori civici, imprenditori, vertici delle diverse categorie professionali, ne parlano con insistenza, ma faticano a concretizzare progetti che in qualche modo consentano al Varesotto di “tornare a guardarsi in faccia”. Parole, tante. Idee già incisive, poche. Certo, la Camera di Commercio è la più attiva nella ricerca di occasioni di rilancio. Ha messo in campo l’iniziativa “Vieni a vivere a Varese”, spinge per la realizzazione di una struttura ricettiva sul colle varesino di Biumo che ospita le Ville Ponti, ragiona sull’ipotesi di un super palazzetto dello sport contiguo a MalpensaFiere in scia a una possibile lega europea di basket, agevola il turismo. Ma soprattutto, come spiegato nel bilancio di fine mandato dal presidente Mauro Vitiello davanti a politici e stakeholder, si pone come cerniera tra il mondo istituzionale e quello produttivo. Confindustria opera attorno al Mill a Castellanza, un nuovo quartier generale provinciale con laboratori per la start up e in stretto collegamento con l’Università Cattaneo-Liuc.
Progetti importanti, che hanno come obiettivo, seppure da differenti prospettive, una visione più accattivante, sostenibile e competitiva del Varesotto. Possibilmente affrancato da Milano e dalla Svizzera, che incombono con i loro punti di forza sull’intera provincia, limitandone in un certo senso l’autonomia e la crescita. Basti pensare a Malpensa, l’aeroporto interamente in area varesina ma considerato, e non potrebbe essere diversamente, di Milano.
Non a caso, qualche tempo fa, ci fu chi buttò lì l’idea di inserire il Basso Varesotto nella Grande Milano, la cosiddetta Città Metropolitana, che gode di innegabili vantaggi istituzionali e amministrativi. Operazione complicata, probabilmente irrealizzabile. Che obbliga la provincia di Varese a fare da sola e, se mai ne sarà capace, a fare finalmente squadra, per non finire nella morsa dei territori che a Nord e a Sud di essa le stanno già tagliando le ali. Non solo in ragione della trasformazione industriale, ma anche per i cambiamenti del tessuto sociale che, come faceva cenno il condirettore di Libero, rischiano di farla diventare periferia di Milano.
