Putin e Trump ci dan la sveglia

mattarella putin trump
Vladimir Putin e Donald Trump

di Massimo Lodi

Un goffo tentativo di dividere gl’italiani. Dunque gli europei. E di seguito l’occidentalismo tradizionale/antipopulista. Obiettivo: ottenere via libera sulla chiusura della guerra in Ucraina. Al modo che vuole Putin. A quello che vuole Trump. Tale è la sostanza dell’attacco sferrato da Maria Zakharova, portavoce del ministro egli Esteri russo, a Mattarella. Colpevole d’aver bollato di ferocia i totalitarismi, la loro metodologia, l’espressione-top della manu militari con cui sanno esprimersi: l’esercito del Terzo Reich. Un po’ di storia e un po’ di etica, giusto a rinfrescare le idee agli smemorati, per esempio i pronti all’adescamento del neo-bullismo avanzante nel pianeta dopo la conquista della Casa Bianca by The Donald/The Emperor.

Tentativo riuscito della propagandista venuta dal Cremlino? Non riuscito. Mattarella si scansa: rimanda, sereno, alla verità vera del discorso tenuto a Marsiglia. Lo difende per prima la Meloni, chapeau. A seguire altri ministri e leader di partito, eccetto Salvini. Non chapeau. Peccato, ci vorrebbe unitarietà, in simili circostanze. Assai pericolose. Nel giorno in cui Mosca bacchetta l’Italia, il vice di Trump fustiga l’Europa. Parole dure di Vance alla conferenza di Monaco: siete un vecchio mondo d’egoisti, inetti, improponibili eccetera. Ragione aggiuntiva che consiglia di far muro, emendarsi dagli errori del passato, capire l’ovvio: il futuro lo si può solo costruire insieme. Come spiegato mesi fa dal rapporto Draghi, l’ex premier e banchiere ieri tornato di nuovo/opportunamente a rinfrescare la memoria ai distratti.

Forse le incursioni da disinformacija aiuteranno a informarsi meglio sui rischi che corriamo, sbagliando atteggiamento. Sembra lo abbia capito, sia pure a malincuore, la presidente del Consiglio. Pensava d’essere il ponte fra le due sponde atlantiche, ma l’estremismo/la durezza dell’affaccio sul mondo della nuova Casa Bianca glielo impediscono. Se sul caso Ucraina Trump è per l’asse con Putin e viceversa, con invito a chiunque -Zelenski first– ad adeguarsi, beh, così non va. Va che la coppia muscolare risveglia, deve risvegliare, lo spento vigore di Paesi i quali, se convintamente alleati, dispongono d’una forza nient’affatto secondaria da far valere. In un negoziato e non solo. Altro che foeura di ball.

Simili ceffoni servono a uscire dal torpore, cogliendo lo zeitgeist, quello spirito del tempo che la Merkel seppe evocare e gli alleati viciniori furono pronti a capire. Tornando alla nostra premier: indicano l’unica strada percorribile, la saldezza continentale, su ogni versante, in ogni momento, in ogni possibile proiezione. Un percepire alternativo/un diverso comportarsi servirebbe la causa di chi preferisce il dominio alla cooperazione, giusto quanto ha avvertito d’evitare il titolare del Quirinale in ringraziamento del dottorato honoris causa all’Università Aix-Marseille. Parole che profumavano di bucato politico-morale, a differenza d’esalazioni d’opposto sentore provenienti da Est: dove han ricchezza dei gas di scarico. Ma non sempre trovano chi se li lascia scaricare addosso.

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