RESCALDINA – Dopo la risposta dell’azienda, la Cgil torna sul caso della lavoratrice licenziata a Rescaldina dopo aver contratto un tumore. E ribadisce: «Speriamo vivamente che la Recuperator torni sui propri passi». Per sollecitarla in tal senso, il sindacato annuncia che lunedì prossimo si terrà un’assemblea retribuita nello stabilimento aperta a tutto il personale, sia diretto che somministrato, in due turni con all’ordine del giorno la situazione in azienda e l’utilizzo dei lavoratori somministrati. All’assemblea parteciperanno Antonio Del Duca, segretario Fiom Cgil Ticino Olona, Chiara Mascetti, segretaria della Camera del Lavoro di Legnano e Giorgio Ortolani, coordinatore Nidil-Cgil Ticino Olona.
Lunedì assemblea in fabbrica
«L’azienda ha confermato quanto da noi denunciato – osservano Del Duca e Ortolani – Conferma che la lavoratrice è assunta dal gennaio 2022, con un contratto di staff leasing. Non dice, però, che nella somministrazione il contratto di staff leasing non ha scadenza temporale, quindi la scelta di far scadere la missione il 4 novembre è stata una decisione autonoma di Recuperator, che ha interrotto un rapporto di lavoro che avrebbe potuto continuare.
«Non interveniamo sulle presunte necessità produttive – proseguono i sindacalisti della Cgil – Sappiamo, però, che l’azienda in queste settimane sta svolgendo corsi di formazione sulla sicurezza a 6 dipendenti e le norme prevedono che tali corsi si tengano in vista di nuove assunzioni prima dell’avvio dell’attività lavorativa. Inoltre, la lavoratrice alla quale è stata comunicata la fine missione è stata chiamata a formare i nuovi assunti operanti sulla linea dove lavorava. Quanto al fatto che l’azienda non conoscesse le condizioni di salute della lavoratrice, ci pare poco credibile in quanto la stessa lavoratrice (oltre ad essere stata visita dal medico competente lo scorso 11 giugno) dal suo rientro al lavoro usufruiva di due ore di permesso in base alla legge 104/92 che le è stato regolarmente retribuito dall’Inps: cosa nota all’azienda che le faceva fare i turni di 6 ore e non di 8. In ogni caso, la direzione di Recuperator e quella del gruppo Carel cui appartiene ora conoscono le condizioni di salute della lavoratrice; se si volessero uniformare ai princìpi etici di Carel e al premio Italy’s Best Employers 2026 che ha ricevuto due settimane fa, avrebbero tutta la possibilità di ripensarci: cosa che noi come sindacato auspichiamo».
«Disattesa la legge sui somministrati»
Allargando il discorso, la Cgil del territorio rimarca che «quello che è avvenuto è stato possibile perché quanto contenuto nella legge sulla parità di trattamento tra lavoratori somministrati e lavoratori diretti spesso non trova riscontro nella realtà. Infatti spesso siamo di fronte a lavoratori che, oltre alla precarietà lavorativa, rischiano l’espulsione dal posto di lavoro senza alcuna motivazione, come è accaduto a Rosaria. Auspichiamo che la vicenda possa trovare una rapida e positiva ricomposizione. Siamo pronti a incontrare l’azienda per individuare una soluzione che tenga insieme il rispetto delle persone, dei diritti e delle relazioni sindacali – conclude l’organizzazione sindacale – Siamo certi che, con senso di responsabilità da tutte le parti, questo potrà avvenire».
Lasciata a casa dopo un tumore, l’azienda: «Rispettate le normative vigenti»
