RESCALDINA – «I Comuni non guadagnano mai, in nessun caso, sulla tassa rifiuti che arriva a coprire il 100% dei costi (se tutti pagano) ma non genera nessun utile al Comune. Quindi sono false tutte le illazioni secondo cui il Comune “fa cassa” con la tassa rifiuti; semmai incassa quanto serve per coprire i costi del servizio e per pagare lo Stato centrale». È la «dovuta premessa» dell’articolo con cui il vicesindaco con delega ai tributi dell’amministrazione comunale di Rescaldina Gianluca Crugnola spiega ai cittadini sull’ultimo numero del periodico istituzionale le motivazioni dell’aumento registrato dalla Tari nella quasi totalità dei casi rispetto al passato. E risponde a quei cittadini che minacciano di non pagare o pagare in ritardo.
Crugnola: «Applicati a tutti valori medi»
«L’ammontare complessivo della tassa rifiuti – rimarca Crugnola – è stabilito da un Piano economico finanziario (Pef Tari) predisposto ogni quattro anni con validazione da Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente. La tassa è composta da una parte fissa, che considera superficie e numero di componenti nel nucleo familiare, e una parte variabile che considera solo il numero di componenti o, nel caso di attività commerciali, la categoria merceologica. All’interno di questo meccanismo, il Comune decide solamente le tariffe per suddividere i costi del servizio, potendo modificare dei coefficienti: quindi può applicare dei valori penalizzando determinate categorie di commercianti o particolari composizioni di nuclei familiari. A Rescaldina l’amministrazione ha scelto di applicare a tutte le utenze private i valori medi, così come alle attività commerciali, senza penalizzare alcuna categoria, eccetto le grandi realtà con potenziali alti profitti, come banche e ipermercati».
Tante variabili che determinano l’importo
Il vicesindaco elenca quindi le variabili che influiscono sulla tassa rifiuti 2025, a partire dal citato Pef Tari, con cui il governo ha autorizzato i gestori dei servizi ad applicare tutti gli aumenti dell’inflazione dall’anno 2022 in poi, trasferendoli sulle tariffe. Il piano è quadriennale e quest’anno è l’ultimo del quadriennio, quindi i gestori dei servizi rifiuti hanno applicato tutto quanto potevano per gli aumenti generati dal 2022 al 2025 (molto più alti rispetto ad altri anni soprattutto per il 2022 e 2023 influenzati dai costi Covid). «Il Comune non può opporsi all’applicazione dell’inflazione richiesta dai gestori del servizio. Ciò si traduce per Rescaldina in aumento di costi di 160.000 euro in tre anni, che devono essere ripartiti su tutte le bollette emesse. È bene anche considerare sin da subito che nella nuova predisposizione del Pef 2026-2029 i gestori adegueranno le tariffe per il quadriennio successivo: pertanto nel 2026 potrebbero esserci ulteriori rincari che poi dovrebbero stabilizzarsi nel 2027 e 2028 per andare infine a conguaglio nell’ultimo anno del quadriennio, quindi nel 2029».
«Penalizzati dal governo centrale»
Altre variabili sono il mercato libero («è stata data la possibilità alle attività commerciali di uscire al servizio. Una scelta pericolosa eticamente, perché il rifiuto sta diventando una vera e propria merce, ma al di là di questo, tale possibilità riduce il numero dei contribuenti che pagano per il servizio mentre i costi restano gli stessi: pertanto vanno suddivisi su meno utenze e quindi c’è un aumento per tutti») e gli oneri nazionali obbligatori introdotti in aggiunta dal governo centrale che tutti i cittadini devono pagare oltre alla tariffa base. «Nel 2024 – spiega l’assessore della giunta Ielo – sono stati introdotti dei balzelli per coprire i costi dei rifiuti pescati o raccolti in stato di abbandono e una quota forfettaria per emergenze e calamità non specificate. Dal 2025 il governo ha poi introdotto per chi ha meno di 9.530 euro di Isee uno sconto del 25% sulla Tari, ma questo sconto non lo ha finanziato con risorse proprie, bensì ha deciso di aumentare la tassa rifiuti di 6 euro a tutti gli altri utenti. Va poi considerata un’ulteriore tassazione dello Stato centrale da versare alla Provincia, che aumenta i costi del 5% rispetto alla tariffa base. Tutte queste componenti vengono pagate anticipatamente dal Comune allo Stato centrale, quindi al Comune non resta nulla; al contrario, in caso di morosità subisce una perdita, perché intanto i soldi al governo sono stati inviati».
Introdotte migliorie al servizio
L’unica componente decisa dall’amministrazione comunale che ha portato ad un aumento dei costi («ma già consolidato negli anni scorsi») è stata l’introduzione di migliorie al servizio quali potenziamento dello spazzamento manuale, operatore aggiuntivo al centro raccolta nel fine settimana, punti di raccolta per materiali speciali come olio e sughero.
«Sul 2025, quindi, tutti gli aumenti sono legati a scelte statali e non comunali» tira le somme Crugnola, che conclude: «Sicuramente è antipatico subire continue tassazioni (a cui tutti dobbiamo soccombere, Comune compreso) e sicuramente sarebbe possibile migliorare il servizio o arginare i disservizi, e su questo gli assessorati competenti stanno lavorando. Ma occorre anche ricordarsi sempre che le tasse servono per soddisfare i bisogni pubblici di tutti i cittadini e che il contributo di ogni cittadino permette di accrescere il benessere di tutta la comunità in cui si vive».
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