Il Cantiere Sanità di Rete Popolare e i tanti nodi della Sanità lombarda

VARESE – «Bisogna costruire un sistema sanitario sempre più vicino alla gente e sempre più forte». Con una frase, in chiusura del suo intervento di saluto, il prefetto Salvatore Pasquariello ha riassunto la vera sfida di Regione Lombardia sul tema della Sanità, affrontato nel convegno di oggi – mercoledì 7 ottobre – a Villa Recalcati.

Il Cantiere di Rete Popolare

Tema importante, fondamentale e scottante. Parlare oggi di Sanità è piuttosto rischioso con tutti i problemi che toccano da vicino i cittadini, soprattutto se a farlo è un politico. Eppure i consiglieri regionali di Forza Italia Giuseppe Licata e Claudia Carzeri hanno scelto di uscire allo scoperto. Non sotto il vessillo del partito, ma con il “lasciapassare” di Rete Popolare, l’associazione culturale che fa riferimento all’europarlamentare Massimiliano Salini, il cui referente provinciale è Matteo Marchesi, sindaco di Sangiano e consigliere provinciale, il gallaratese e segretario dei Seniores del provinciale Roberto Delodovici il Libertas bustocco Giuseppe Zingale ed Enrico Angelini. E non è un caso se, tra il numeroso pubblico, oltre a tre quarti di Forza Italia Varese, c’erano anche sindaci e amministratori targati Pd o d’area dem (Gunnar Vincenzi, Roberto Molinari, Marcella Androni, Elisabetta Giordani) e qualche Fratello. Insomma, come dire, fuori dai rigidi – e a volte vuoti di contenuti – recinti dei partiti si dialoga in maniera più libera e approfondita.

Tre quarti di Forza Italia

Presenza fugace, ma significativa del segretario provinciale Simone Longhini e del referente nel Sud della provincia e in Valle Olona Carmine Gorrasi (dopo i saluti sono andati via insieme); il capogruppo in Provincia Matteo Marchesi, la responsabile della segreteria regionale di Azzurro Donna Rosa Tagliani, i sindaci Nicola Tardugno (Caravate) e Matteo Sambo (Buguggiate), il consigliere comunale di Varese Roberto Puricelli.

Obiettivo del Cantiere itinerante

In apertura, Licata ha subito scoperto le carte: «La Sanità lombarda può contare su molte eccellenze. Chi si cura nei nostri ospedali viene curato bene. Ma non bisogna nascondere le criticità. E soprattutto bisogna affrontarle ascoltando soprattutto chi opera sul territorio in ambito sanitario. Raccogliere le istanze e portarle sui tavoli decisionali. È questo l’obiettivo del cantiere».

Carzeri non è stata da meno: «L’80 per centro del bilancio regionale è destinato alla Sanità. Segno che la Regione investe. Ma per costruire una Sanità più vicina ai nostri cittadini ci sono criticità da risolvere. E bisogna partire dai numeri, altissimi, dei cronici, pazienti che hanno bisogno di cure quotidiane. Ma anche dalla necessità di risolvere il problema delle figure professionali che non si trovano più. E bisogna lavorare per rendere efficiente la capillare rete della medicina territoriale fatta dalle case e dagli ospedali di comunità, ma anche da presidi sempre più strategici come le farmacie».

Senza sanità non c’è sicurezza

L’intervento del prefetto Pasquariello è stato di più ampio respiro. «Quando parliamo di sanità parliamo della nostra comunità, dei cittadini, ma anche di sicurezza sociale. Una comunità è davvero sicura quando la gente sa di poter contare sulle istituzioni amministrative e sanitarie, che sono chiamate a dare risposte ai problemi della gente. Dove queste risposte mancano non si può avere una società sicura. Una comunità sicura deve poi saper accogliere e aiutare chi è più fragile. E in questo la sanità può fare molto, nella cura, ma anche nella prevenzione e soprattutto attraverso percorsi di prossimità». Anche se la sua chiosa ha di fatto messo sul tavolo la sfida: «Bisogna costruire un sistema sanitario sempre più vicino alla gente e sempre più forte».

I contributi

Sfida, quella di mettere sul tavolo contenuti, vinta grazie alle competenze dei relatori che si sono succeduti. A partire da Salvatore Santo, presidente dell’Ordine degli Infermieri, il quale, con un taglio sindacale, ha tracciato la complicata situazione degli infermieri arrivando a una conclusione drammatica: «Il 10 per cento ha fra i 23 e 30 anni; il 12,53 è già pensionato. Il 40,2 per cento ha fra 51 e 60 anni. Fra cinque anni la situazione sarà drammatica». Tra le proposte: indennità di confine, welfare, flessibilità per conciliare lavoro e famiglia, detassazione degli straordinari, collaborazione con gli atenei del Sud.

Guido Bonoldi, medico, consigliere comunale a Varese e consulente Dg Welfare di Regione Lombardia, è stato colui che insieme all’Asst Sette Laghi (il dg era Giuseppe Micale) ha parlato del “ponte” che proprio lui ha aperto con il Sud America per il reclutamento degli infermieri, innescando un circuito virtuoso e davvero sussidiario che ha coinvolto anche realtà come il Gulliver e associazioni del territorio che si sono spese per alloggi, formazione e insegnamento della lingua.

È stata poi approfondita la questione dei medici di base. Qui è intervenuta Giovanna Scienza, la quale è partita subito con la proposta di cambiare il nome degli ospedali di comunità, perché non sono ospedali e confondono la gente e ha aggiunto che i medici di base sono disponibili ad andare nelle case di comunità, ma «bisogna anche dire loro cosa devono fare. Non basta assegnarli. Questo per dire che c’è una serie di delibere che non ha avuto attuazione. E in questo momento la governance dei servizi è molto fragile e contraddittoria». Scienza poi ha riflettuto su come è cambiato il ruolo del medico nel corso del tempo.

Infine il dg dell’Asst Sette Laghi Mauro Moreno: I medici di medicina generale nelle case di comunità stanno facendo molto meno di quello che dovrebbero e vorrebbero fare».

Capitolo Rsa: Carlo Nicora, direttore generale della Fondazione Molina di Varese, ha ricordato che il nostro è il secondo Paese più anziano al mondo dopo il Giappone, il primo in Europa. Nel 2050 ci saranno 6,6 milioni di over 65 soli. «Il problema è l’assenza di un percorso governato – ha detto –. Le Rsa non hanno trovato adeguato spazio nel Pnrr. In Lombardia le strutture crescono in numero e posti autorizzati, ma i posti finanziati dalla Regione restano quasi fermi». E poi c’è la «spada di Damocle delle rette Alzheimer».

Insomma, un cantiere quello di Rete Popolare dove bisogna rimboccarsi le maniche.

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