Se sia soltanto una questione di maleducazione, di banale inciviltà, non si può dire. C’è qualcosa di più nel diffuso malcostume di gettare rifiuti nei boschi e, più facilmente, ai bordi di strade fuori dai centri abitati. C’è il disprezzo per l’ambiente, innanzitutto. C’è la sottovalutazione di un comportamento che arreca danni alla collettività e, di sicuro, rappresenta un pessimo esempio per tutti, a cominciare dai più giovani. C’è il menefreghismo che, purtroppo, sembra pervadere vasti settori della società, colpita dal virus dei disvalori in ogni dove. E ci fermiamo qui.
Rimane il problema, che non è ancora una vera e propria emergenza, ma rischia di diventarlo se non si riuscirà a porvi un freno o, quanto meno, a incidere sulla coscienza collettiva. C’è chi obietterà: ma cosa c’entra adesso questo predicozzo sull’abbandono deill’immondizia a fronte di vicende di ben altro spessore, di portata nazionale e internazionale? C’entra, eccome se c’entra in rapporto alla qualità della vita, che si misura anche sulle vere o presunte o ritenute “piccole cose”. Che in verità rispecchiano il tasso di rispetto che ciascuno di noi deve agli altri e, infine, al contesto in cui vive. Non siamo nella Terra dei fuochi, è vero. Qui da noi, perlomeno e fino a prova contraria, in certi settori non agisce la criminalità organizzata, ma sono i nostri comportamenti quotidiani che riconducono alla sensibilità di ciascuno, e determinano i reati contro l’ambiente.
Reati che non si valutano soltanto con la quantità dei materiali che disperdiamo intorno, senza preoccuparci di quanto possano essere pericolosi persino per la salute. Reati che si misurano e, appunto, si determinano con l’insieme di premeditate disattenzioni e sciatterie, inaccettabili in una società perbene. I Comuni provano a contrastare il fenomeno come meglio possono, con i controlli della polizia locale e con le foto trappole che, in alcuni casi, individuano i cosiddetti sporcaccioni. I quali vengono giustamente sanzionati, ma sono situazioni sporadiche, rese pubbliche con scarsi effetti di deterrenza. Al netto del commendevole impegno di associazioni di volontariato che si attivano per ripulire e organizzano vere e proprie campagne che, se non risolutive, hanno il merito di sensibilizzare al problema i cittadini.
Il tema è più ampio, prende in considerazione la consapevolezza per un ambiente che va salvaguardato ad ogni costo, perché minacciato dai cambiamenti climatici, dal dissesto idrogeologico, dal consumo indiscriminato di suolo, da eventi nei confronti dei quali siamo disarmati benché siano anche indotti dalla mano degli uomini. Eppure è incredibile il disinteresse verso lo stato di salute del nostro territorio. Dovremmo parlarne tutti i giorni, dovremmo riservarvi servizi in tv e sui giornali, utilizzare i social e, finalmente, coinvolgere la scuola per istituire o valorizzare corsi di educazione civica: in gioco c’è il nostro futuro e quello dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Ma pare che tutto questo non esista, fino al punto da permetterci di contribuire ad aggravare una già grave situazione, abbandonando sacchetti di plastica, contenitori, scatole, e scatoloni riempiti di tutto, di ogni schifezza e veleni. Esageriamo? Chi non ci crede faccia un giro in alcuni luoghi del Varesotto e dell’Alto Milanese trasformati i discariche a cielo aperto, dove buttiamo, assieme all’immondizia, anche i rimasugli della nostra coscienza civica. Uno spettacolo deprimente, soprattutto preoccupante. Per l’ambiente e per la mancanza del minimo rispetto che gli riserviamo. Qui la questione prende subito altre vie, che ci porterebbero lontano, in luoghi dove la mancanza di rispetto sfocia purtroppo nella disumanizzazione. A tutti i livelli e con conseguenze devastanti, come sappiamo.
