BUSTO ARSIZIO – Sandro Castiglioni, ragioniere di Busto Arsizio, classe 1964. Ordinato, laborioso, attento alle regole e molto legato all’immagine di correttezza che la provincia pretende. Questo equilibrio si spezza quando il figlio maggiore viene arrestato davanti alla scuola per spaccio di droga. Il nome è di fantasia ma è ispirato a una serie di storie vere transitate dal tribunale di via Volturno il nuovo romanzo di Giorgio Edoardo Dalceri.
Contro il sentito scrivere
A sette anni di distanza da “Frenny”, l’autore torna il libreria con “Rispettabilità Altomilanese”, edito da Macchione. Si tratta di un lavoro corposo, 312 pagine che dimostrano la capacità dell’autore di trasformare atti giudiziari in parole capaci di colpire al cuore. «Ho voluto un libro che fosse visceralmente contro il sentito dire e il sentito scrivere», ha detto mercoledì 10 dicembre durante la presentazione alla biblioteca Roggia con l’introduzione affidata all’assessore alla Cultura Manuela Maffioli. La prefazione del libro, invece, è di Gabriele Moroni, decano dei cronisti di nera e giudiziaria, che definisce l’opera di Dalceri «un romanzo vero e divisivo».
Rispettabilità Altomilanese
Dalceri mostra come la facciata sociale — ordine, lavoro, decoro, disciplina — sia in realtà una costruzione fragile, che può sgretolarsi quando irrompe qualcosa che non si può controllare, come l’arresto di un figlio. Il romanzo esplora i contrasti della provincia: la facciata di rispettabilità contro le fragilità nascoste; i valori tradizionali contro le complessità emotive e psicologiche delle famiglie; la solidarietà apparente della comunità contro l’indifferenza reale. L’Alto Milanese, spesso idealizzato come luogo di stabilità, viene mostrato come uno spazio di contraddizioni sottili, dove le apparenze spesso coprono disagi profondi. Il protagonista convive con una moglie affetta da problemi psicologici mai affrontati e due figli, di cui uno precipita in una spirale che sconvolge l’intero equilibrio familiare. Attraverso Castiglioni, l’autore indaga la fragilità della borghesia provinciale contemporanea, mettendo in luce ipocrisie, tensioni e vulnerabilità che emergono quando la vita non rispetta il copione previsto. Lo stile è realistico, intimo e attento alla psicologia dei personaggi: Dalceri utilizza la crisi della famiglia Castiglioni per raccontare un mondo di maschere che nascondono insicurezze, solitudini e drammi privati.
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