LAVENA PONTE TRESA – Una lettera indirizzata ai parlamentari delle zone di frontiera per chiedere che venga stralciato l’emendamento alla legge di bilancio 2025 presentato lo scorso venerdì dal Governo in tema di ristorni. La firma Massimo Mastromarino, sindaco di Lavena Ponte Tresa e presidente dell’Associazione Comuni Italiani di Frontiera.
«Contro i comuni di frontiera»
«Attraverso un emendamento il Governo ha chiesto di riportare per l’attribuzione diretta dei ristorni ai Comuni, il rapporto tra numero di frontalieri e popolazione residente dal 3% al 4%, e ha modificato le casistiche di utilizzo della quota dei ristorni di parte corrente (fino al 50% dei ristorni attribuiti ad ogni comune), introducendo quale modalità prioritaria la destinazione per iniziative volte a compensare le ricadute socio- economiche derivanti da crisi aziendali insistenti sul territorio di competenza. Si tratta di provvedimenti contro i Comuni di Frontiera», dice Mastromarino, che nella lettera dettaglia la contrarietà al provvedimento da parte dei comuni che confinano con la Svizzera.
La lettera ai parlamentari
L’emendamento modifica una legge di ratifica di un trattato internazionale votato all’unanimità dal Parlamento Italiano solo 18 mesi fa;
L’emendamento contraddice il decreto del Ministro dell’Economia che solo 4 mesi fa stabiliva per gli anni 2024 e 2025 il rapporto frontalieri-popolazione di un comune al 3% e nessun vincolo per l’utilizzo in parte corrente;
L’emendamento mortifica il lungo lavoro portato avanti dagli enti locali e in particolare dai Comuni di Frontiera per oltre 5 anni per arrivare alla stesura condivisa dell’Accordo Internazionale (2020) e della Legge di ratifica (2023), attraverso un provvedimento presentato senza alcuna condivisione con i Comuni e con il Territorio;
L’emendamento contraddice l’articolo 9 del Trattato, che stabilisce che i ristorni siano versati a beneficio dei comuni italiani di confine e che i criteri di riparto e di utilizzo siano definiti di intesa con i competenti organi regionali;
L’emendamento contraddice il principio sussidiario e di autonomia gestionale dei Comuni;
L’emendamento vanifica il processo, esito di una lunga e feconda riflessione “dal basso”, di incontri tra le parti, della firma del Protocollo d’Intesa del 2020, dell’audizione in Commissione al Senato del 2022, dell’allargamento della platea dei comuni direttamente beneficiari dei ristorni, che, dopo 50 anni, ha con la Legge di Ratifica abbassato a non oltre il 3% il limite del rapporto frontalieri/abitanti;
L’emendamento penalizza e mette in difficoltà, oltre alla città di Varese, soprattutto i piccoli comuni di confine delle Province di Como e di Varese (come ad esempio Azzate, Azzio, Barasso, Gazzada Schianno, Laveno Mombello, Lomazzo, Lurago Marinone, Morazzone, Tavernerio, Venegono Inferiore e molti altri), privati dei ristorni, che attraverso il loro utilizzo in parte corrente rispondono ai bisogni dei propri cittadini.
L’emendamento mette in difficoltà i comuni, che con impegno e fatica hanno predisposto i bilanci di previsione per il prossimo anno, sicuri di poter far conto su risorse a loro già assegnate con i criteri stabiliti dal decreto del Ministro dell’Economia prima richiamato, emanato il 13 agosto di quest’anno.L’Associazione dei Comuni Italiani di Frontiera, per i motivi sopra esposti, chiede al Governo, al Parlamento e soprattutto ai propri rappresentanti del Territorio, di stralciare questo emendamento, palesemente contro i Comuni di Frontiera.
Gadda stuzzica Giorgetti
E intanto tra le reazioni politiche oltre a quelle del senatore dem Alessandro Alfieri e del sindaco di Varese Davide Galimberti si registra anche l’intervento dell’onorevole di Italia Viva Maria Chiara Gadda. «Non si presentano emendamenti alla chetichella, svilendo il lungo lavoro parlamentare bipartisan fatto nella scorsa legislatura sui ristorni dei frontalieri ai comuni. Ho presentato un sub emendamento che mantiene la normativa vigente, si faccia squadra tra partiti perché a perderci sarebbero solo i cittadini». Quindi si rivolge al ministro Giorgetti. «Conosce bene la materia perché viene come me da Varese, la responsabilità è quindi doppia. La città di Varese perde da un giorno all’altro oltre quattro milioni di euro che si sarebbero potuti impiegare per infrastrutture e servizi ai cittadini, come doposcuola o trasporto anziani e persone con disabilità. Proporzionalmente ci rimettono ancora di più piccoli comuni come Azzate e Gazzada, e sono tanti anche in provincia di Como. A questi comuni duecento/trecentomila euro fanno la differenza. È proprio vero, come si cambia. La Lega vicina ai territori è ormai solo un ricordo del passato».
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