di Massimo Lodi
Duobus in unum raccontano Genesi, Vangeli, filosofie varie di epoca e di segno. Lo racconta anche la politica, spesso invano: due cose in una, gli opposti che si sintetizzano, l’armonia designata sovrana. Pur se soltanto all’apparenza. È il caso della Lega d’oggi: unità di facciata, magma sotterraneo. La Lega d’oggi è governismo contro movimentismo, realtà versus propaganda, numeri in contrapposizione alle parole. I numeri della necessità economico-finanziaria, le parole della convenienza demagogico-popolare. Popolare davvero? Meglio, dai: populista.
La Lega d’oggi è Salvini contro Giorgetti. Angoli smussati, vetrina da proteggere, incombenti elezioni che consigliano prudenza. Ma la spaccatura è lì in bell’esposizione, negarla rappresenta solo una farisaica necessità. Dunque segue la domanda: dove condurrà il differente orientamento del segretario e del superministro? Risposta impossibile. Decideranno, nell’ordine: la mediazione della premier, cui non giova un alleato turbolento. Le indicazioni dei sondaggi, cifre a volte discutibili e però sempre tenute in conto. Lo spartirsi interno dei posti in lista per l’appuntamento di maggio ’27, data ormai probabile del rinnovo della legislatura.
Salvini, fresco di congresso vincente, ha in mano il partito. E tuttavia il partito ha in mano Salvini: una sua parte consistente obietta al capo. Fino a che punto obbedirà alle regole della militanza e fino a che punto sarà presa dalla voglia d’infrangerla? A sentire gli sfoghi dei governatori nordisti (et alia, vedi Romeo) negli ultimi mesi, rompere farebbe aggio sul non rompere. A sentire la guardia d’onore del leader, infrangere la gerarchia significherebbe polverizzare quel che rimane della creatura bossiana. Dunque, secondo costume leninista, tutti acquattati nel momento decisivo.
Acquattato Giorgetti medesimo? Magari nelle forme, certo non nella sostanza. Il segretario che ha detto d’ignorare cos’aveva messo il superministro nella Finanziaria è un segretario dimezzatosi agli occhi del superministro. Con lo spericolato rimbalzo del caso: Il superministro che gode di credibilità nazionale e internazionale mica si lascia infliggere una simile diminutio dal segretario. Perciò, tutto (sémm capìi?) a tempo debito. I pescatori d’acqua dolce han pazienza infinita, presto o tardi qualcosa tirano a riva.
E dunque. Prevedibile che la ragion di Stato (Italia federalista, nuovo nome del fu Carroccio) suggerisca una tregua disarmante/non disarmata ai contendenti; che prevalga il buonsensimo del Duobus in unum; che in superficie si dia orizzonte a una navigazione affatto tranquilla sotto il pelo dell’acqua. Il bilancio vero sarà stilato tra qualche mese. E chi più titolato del superministro all’Economia potrebbe indicare la cifra giusta con cui caratterizzarlo? Cifra vuol dire il codice politico da abbinare alla Lega di domani, pronosticabile d’un segno diverso dalla Lega d’oggi.
Salvini non ferma il congresso della Lega. Al Federale approvato anche il simbolo
