Samarate, il rebus degli apparentamenti. Ecco i 4 scenari: cosa rischia Ferrazzi?

SAMARATE – Quel fiacco 42% ottenuto alle urne mette in serio dubbio la riconferma del centrodestra di Enrico Puricelli a Samarate. Vale chiaramente se – come dicono le voci più insistenti – le forze che sono rimaste escluse dal ballottaggio (Samarate al Centro, Movimento Cinque Stelle, Samarate Insieme) dovessero sostenere la coalizione di Alessandro Ferrazzi trainata dal Pd. In particolare emerge il potere che il gruppo di Luca Macchi si è ritrovato in mano al primo turno, con un 14% che ora può davvero spostare gli equilibri. E in base agli apparentamenti, sono quattro le possibili maggioranze che si possono creare con Ferrazzi sindaco. Ecco lo scenario.

La Grosse Koalition

Sono giorni di trattative in cui tutti incontrano tutti. Ma lo si fa per buon costume, più che altro. Se di apparentamenti si parla, allora guardano tutti verso Ferrazzi. Non ultimo perché il leghista Puricelli continua a ribadire che la sua sarà una sfida tutta del centrodestra: «Corriamo da soli. Chi perde, vuol dire che se l’è meritato». Che succederebbe, quindi, se il centrosinistra decidesse di sancire entro domani – ultimo giorno utile – degli apparentamenti ufficiali? Cosa perderebbe la coalizione Ferrazzi in termini di peso all’interno delle nuove futuribili maggioranze in caso di vittoria?
Il primo scenario è la Grosse Koalition: tutti alleati contro Puricelli. Il Partito Democratico in questo caso perderebbe 3 consiglieri, rimanendo con 4 (su 10). Dimezzerebbe da due a uno Samarate Città Viva, mentre gli under 30 di Giovamenti rimarrebbero a bocca asciutta perdendo il loro unico rappresentante in aula. Poi, i nuovi alleati. Sia Alessio Sozzi (M5S) che Alessandro Cenci (Si) avrebbero rispettivamente un posto assicurato. Ma a fare la parte del leone sarebbe Samarate al Centro con 3 seggi, confermando il potere della lista di Macchi. Tanto da diventare la seconda forza di maggioranza. In questo caso, dunque, Ferrazzi avrebbe ampi margini di vittoria. Ma con il rischio che il rassemblement diventi ingovernabile e che il suo gruppo originario rimanga ostaggio dei nuovi arrivati.

Solo con Macchi

Poi il secondo scenario, che mostra la forza della lista di Macchi. Se il centrosinistra vincesse solo col sostegno di Samarate al Centro, il Pd manterrebbe cinque seggi. Mentre due andrebbero a Samarate Città Viva, lasciando Giovamenti a secco un’altra volta.
A Sac spetterebbero ancora ben tre seggi, che anche in questa circostanza si imporrebbe come seconda forza di maggioranza. Quanto basta per pretendere il vicesindaco – che in tutta probabilità sarebbe Macchi – e una delega di spessore. Magari l’Urbanistica, una materia che il centrista di certo conosce a fondo.
Anche con questo scenario la vittoria sarebbe a portata di mano. Ma non mancano le controindicazioni. Il centrosinistra avrebbe infatti i sette decimi della maggioranza, ma la tenuta sarebbe tutta nelle mani di Macchi che, con 3 consiglieri, avrebbe i numeri per mandare a casa il sindaco in ogni momento. Di fatto, Sac terrebbe il Pd sotto scacco perenne.

Virata a sinistra

Calano le probabilità di vittoria con il terzo scenario, ovvero con un apparentamento ufficiale soltanto con M5S e la lista di Cenci. Anche in questo caso il centrosinistra avrebbe i sette decimi della maggioranza (5 al Pd, 2 ai civici, ancora esclusi i ragazzi di Giovamenti). Mentre, per gli altri tre posti, 2 andrebbero ai Cinque Stelle (uno a Sozzi di diritto) e uno a Samarate Insieme (nella persona di Cenci). Considerata l’affinità programmatica e le tante iniziative in comune portate avanti negli ultimi anni dai grillini con il Pd, l’apparentamento “verso sinistra” appare meno pericoloso sul fronte della governabilità post-vittoria. Ma proprio qui sta il fulcro di ogni ragionamento attuale: prima bisogna vincere. Serve solo capire a quale costo. Ed è Ferrazzi a fissare il prezzo.
Resta infine un’ultima ipotesi, ovvero che lo sfidante di Puricelli decida di seguire l’esempio di Lorenzo Radice a Legnano: chiudere gli occhi, rischiare il tutto per tutto e affrontare da solo il secondo turno. Coi numeri attuali, appare un azzardo. Ma in caso di vittoria, sbancherebbe la grande roulette del ballottaggio.

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