Femminicidio di Samarate, il Joker nell’ultimo inquietante stato di Whatsapp di Gerardi

Samarate omicidio vincenzo gerardi

SAMARATE – «Il signore Enzo, che ha commesso questa malvagità, da 10 anni viene a casa mia per fare manutenzione ad un impianto un giovedì sì e uno no, signore a modo e socievole, l’ultima persona che avrei pensato capace di un gesto simile». Questo messaggio, apparso nelle ultime ore sulla Bacheca civica di Samarate, racchiude il pensiero comune di tutte le persone che conoscevano Vincenzo Gerardi, il 57enne che lo scorso mercoledì ha aspettato sotto casa la moglie Teresa Stabile e l’ha ammazzata con un coltello da cucina. 

I messaggi inquietanti 

Eppure qualcosa, negli ultimi tempi, era cambiato nella mente di Gerardi. Oppure quella affabilità, quasi timidezza, con cui si rapportava con le persone celava da tempo un malessere profondo sfociato in una violenza inaudita. Non ha di certo agito d’impulso, perché prima del tragico epilogo di mercoledì sera il samaratese aveva lanciato diversi messaggi che, riletti ora, assumono un significato inquietante. Come il suo ultimo stato di Whatsapp, un meme raffigurante il Joker – film capolavoro del 2019 di Todd Phillips incentrato sui disturbi psichici dell’antagonista di Batman – e una frase che recita: «Ti capiterà di ascoltare brutte storie sul mio conto, ma cerca di comprendere: c’è stato un tempo in cui sono stato buono con quelle persone, ma loro non racconteranno mai quella parte».

Il testamento 

Riletta ora, la premeditazione appare quantomeno un’ipotesi plausibile, per non dire scontata. Anche  perché non è l’unico messaggio lasciato dal samaratese nelle ultime ore settimane di compiere il delitto. I carabinieri nella sua camera da letto avrebbero trovato infatti un manoscritto, destinato ai figli e datato 18 marzo, che recita: «Si parlerà di femminicidio, ma lei mi conosceva, sapeva che se mi avesse lasciato sarebbe uscita orizzontale, io non posso vivere senza di lei». E dopo aver ammazzato Teresa, ha avuto persino la lucidità di mandare un messaggio alla suocera con scritto: «Ho fatto quello che dovevo. Chiama l’avvocato. Buona Pasqua, ti voglio bene».
Chi li conosceva racconta che i due erano di fatto separati da tempo. E ora che si stava concretizzando la fine del loro matrimonio, lui non riusciva ad accettarlo. Adesso Gerardi è in carcere a Busto Arsizio con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, che emerge proprio dal testamento e dai messaggi inviati ai famigliari in cui dichiarava la sua disperazione e l’intenzione di togliersi la vita. Sembra che Teresa avesse paura di suo marito, ma non lo aveva mai denunciato. Nessuno, nonostante i presagi, si aspettava un epilogo simile. Nessuno credeva che «un signore a modo e socievole» potesse trasformarsi in un mostro. 

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