SARONNO – Il Rienzo Azzi che non ti aspetti: polo, jeans, sneaker e spadone sguainato fin dalle primissime battute. Un candidato d’attacco. L’uomo che vuol riportare il centrodestra alla guida della città sa bene che quei 15 punti percentuali di vantaggio non sono garanzia di vittoria. Azzi è consapevole che il ballottaggio è partita secca. Competizione in cui spesso il centrodestra esce con le orecchie basse. E, infatti, per tutto il dibattito tiene alto ritmo e prova a scaldare il pubblico (diciamolo, cammellato da una parte e dall’altra).
Ilaria Pagani sceglie di affrontare la salita (un bel 15% di pendenza) con il suo passo. Non forza la voce, non alza i toni, quasi sembra rassegnata, ma più il dibattito va avanti più si capisce che è determinata. A giocare la partita con la consapevolezza di avere un insperato alleato: il referendum e il fantasma dell’astensionismo che aleggia su tutto il centrodestra.
Partenza a razzo e risposta sulla distanza
Fuori i secondi. Anzi i terzi e i quarti. Per la poltrona da sindaco è sfida a due. Rienzo Azzi per il centrodestra e Ilaria Pagani per il centrosinistra si sono affrontati (a colpi di dialettica e risposte) nel confronto finale prima del ballottaggio di domenica 8 e lunedì 9 giugno. Duello politico al Pellico, cinema ultra secolare. Confronto gestito dal direttore de Il Saronno Sara Giudici.
La prima botta e la prima risposta tra i due
«L’Isotta Fraschini è diventata il tema centrale della campagna elettorale, ma credo che la vera emergenza della città sia la Sicurezza». Azzi parte per primo, parte forte e strappa il primo applauso della platea. E poi attacca: «Pagani dice cose non vere su quel progetto, che ricordo, proprio il recupero di quell’area è stato uno dei motivi per cui la giunta Airoldi si è spaccata».
Pagani ci mette un paio di domande per rodare, poi, sul sociale affonda il primo colpo: «Fondazione di partecipazione ci dica bene cos’è. E se questa pratica è una “genialata” come dice (afferma rivolgendosi ad Azzi), perché dal 2002 a oggi non è mai stata attuata? Forse perché non è una buona pratica».
L’Isotta Fraschini e il futuro di Saronno
Si parte da uno dei temi più caldi di questa campagna elettorale: l’Isotta Fraschini. Tocca a Rienzo Azzi: «Superare la provinciale e la ferrovia per collegare il Matteotti alla città. Cosa fare? Lo decideremo insieme anche ai cittadini. Non sarà sufficiente pensare a costruire palazzi se non si pensa ai servizi. L’area della Fraschini va certamente recuperata, ma senza rovinare la città e con un progetto condiviso con i saronnesi».
Pagani dell’Isotta Fraschini «parla di novità. Di un progetto che non è essenzialmente immobiliaristico. Ma è un intervento che prevede un grande parco che sarà privato a uso pubblico, ovvero il mantenimento non ricadrà sulla comunità. Ci saranno anche alloggi per le famiglie meno abbienti, ma anche per le giovani coppie. E poi un progetto di formazione e un intervento di carattere sportivo».
Azzi parla alla classe media
«Voglio investire sulla classe media, su quelle famiglie che non riescono più a mandare i figli all’asilo per i costi – incalza Azzi – tagliare i costi sociali non significa tagliare i servizi, ma ottimizzare le risorse affinché non si buttino via soldi per progetti che non danno le risposte necessarie».
Milano sì Milano no
Pagani vuole una Saronno che sappia interagire con Milano: «Agganciarci sempre più alla metropoli darà respiro e più occasioni alla nostra città». Azzi invece divide il territorio in “asse ricco”, «quello del Sempione», e “asse povero”, «quello della Varesina che poi è dove sta Saronno. Ed è qui che bisogna lavorare per non restare isolati su questo fronte».
I candidati a tavola
C’è spazio per qualche curiosità e per qualche domanda che con la politica poco ci azzecca, ma che stuzzica. E al quesito: «Quale piatto cucinate meglio?», c’è quasi un ribaltamento dell’immaginario collettivo su cosa è di destra e cosa di sinistra. Rienzo Azzi spiazza tutti: «Il piatto che cucino meglio è il cous cous libico con una vecchia ricetta che mi ha insegnato mia mamma e che a sua volta ha imparato da chi era stato in Libia». Ilaria Pagani, invece dà una risposta che sarebbe piaciuta ai lumbard: «A me piace cucinare l’osso buco, ma dicono che il piatto che mi viene meglio sono pizzoccheri».
