Saronno e il consiglio del caos: davanti a chi ha giurato il sindaco Pagani?

L’immagine plastica di quanto accaduto in consiglio

SARONNO – Tutto in una seduta. Francesco Licata è stato prima votato presidente del consiglio, poi spodestato a metà seduta e infine rivotato sul finire dell’assise. Solo perché il segretario comunale, imboccato da più parti, si è redento sulla via, non di Damasco, ma della legge. Accorgendosi dello strafalcione procedurale.

Ecco, se quanto andato in scena ieri sera – lunedì 30 giugno – all’ombra del Santuario fosse una storia, di quelle intrise di leggerezza e senso profondo a firma Gianni Rodari, si potrebbe parlare (parafrasando il titolo di una famosa favola) di “C’era due volte Licata presidente del consiglio di Saronno“.

Una brutta pagina

Pur trattandosi di una brutta pagina della politica saronnese, non di novella (minuscolo, perché nell’assise siede una Novella, ma guarda te) si tratta. Bensì di un consiglio comunale nato come fosse una scampagnata, tra amici dove il confronto è solo una liturgia da assolvere il prima possibile e tornare a casina.

Un consiglio che ha regalato ilarità e, purtroppo, la consapevolezza che ormai in politica, anche quella più vicina alla gente, passa tutto senza appello. Anche la trasformazione in una burletta di quello che invece dovrebbe essere un alto momento istituzionale. Del resto, qualcuno, riprendendo il filo del discorso dopo la seconda elezione, ha detto: «Non è successo nulla grave». O forse sì.

Il rispetto delle istituzioni questo sconosciuto

Il primo aspetto, e anche la prima domanda da porsi è: chi ha commesso l’errore di rendere valida la prima votazione, cambiando (abbassandolo) il quorum necessario? Il segretario comunale? Certo. Non sono valutazioni che spettano a noi, ma qui forse è bene che il sindaco faccia le sue considerazioni su quella che dovrebbe essere la figura “salva-vita” di un’amministrazione.

Ma il segretario non è l’unico ad aver sbagliato.

In questo rinnovato consiglio ci sono volti nuovi, ma anche tanti consiglieri (assessori e sindaco) presenti, anche pochi mesi addietro quando si dovette votare il presidente del consiglio in seguito alle dimissioni di papà Gilli. E in quella seduta tesa e drammatica il sindaco Airoldi votò e il suo voto venne contato. Senza battere ciglio. Possibile che nessun degli eletti (o assegnati) presenti in sala Vanelli ieri sera abbia per lo meno subito sollevato il dubbio sul cambio di procedura?

Davanti a chi ha giurato il sindaco Pagani?

E ancora. Se la prima votazione non è stata annullata, il consiglio, che è andato avanti fino al ripristino della legalità, si deve considerare valido? Davanti a chi ha giurato il sindaco? In quel momento Ilaria Pagani ha pronunciato la sua fedeltà al mandato con un presidente del consiglio illegittimo e che da lì a un’ora sarebbe stato revocato dal suo ruolo per il tempo di essere rieletto.

Vota Antonio, vota Antonio!

Vero è che a Saronno non è cambiato nulla. Licata doveva essere presidente e Licata è stato eletto presidente. O forse sì, qualcosa è cambiato: la residua credibilità del consiglio – perché negli ultimi mesi ne sono accadute di cose bizzarre – è stata spazzata via come polvere quando a Trieste tira la Bora.

E ora Ilaria Pagani, prima del decoro, prima ancora della sicurezza e del recupero delle aree dismesse deve lavorare sul recupero dell’autorevolezza della sua maggioranza e del consiglio che è chiamata a guidare. Altrimenti tanto vale candidare Totò il quale, qualora fosse eletto, assolverebbe al suo dovere fino in fondo: quello di far ridere. E pensare che fino a ieri eravamo convinti che sindaco, assessori e consiglieri avessero un altro e ben più elevato compito.

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