Scritte minacciose, pessimi segnali

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Di chi è la mano che, a Busto Arsizio, colpisce a ripetizione con lo spray sui muri e minaccia la premier Giorgia Meloni? La Digos è al lavoro per dare un’identità a questo o a questi personaggi che, da qualunque prospettiva si giudichino i fatti di cui sono protagonisti, seminano odio politico. Il sindaco Emanuele Antonelli, anch’egli preso di mira a novembre da “gentilezze murarie” sul Municipio, avverte il pericolo emulazione. Infatti, la scritta contro Giorgia Meloni  è comparsa una seconda volta, dopo essere stata vergata pochi giorni fa all’ingresso della storica sede leghista bustocca di via Culin, a fianco dei locali utilizzati dal Partito democratico, nel quartiere di Beata Giuliana.

Vernice nera in contrasto con il rosso della prima scritta. Diverso colore, ma la mano? E perché il Pd come obiettivo dopo aver scelto, la prima volta, la Lega? Qual è il messaggio se non l’avversione all’intero apparato politico del quale Giorgia Meloni è oggi, fatto salvo il presidente della Repubblica, la massima rappresentante istituzionale? C’è da preoccuparsi, inutile minimizzare. Preoccupazione che non affievolisce nell’eventualità che gli autori delle scritte siano soltanto degli imbecilli ignoranti che agiscono senza avere contezza delle conseguenze: in ogni caso avvelenano ulteriormente un clima già teso, che non ha bisogno di essere appesantito in questo modo.

La sensazione è che, invece e purtroppo, siano provocatori (ma il termine è riduttivo) che sanno perfettamente quello che fanno. La cifra emulativa (ci sono i precedenti di Pietrasanta e di analoghe circostanze)  ha un valore forse secondario rispetto alle minacce e agli insulti reiterati in ogni simile occasione: l’aspetto che va sottolineato sono i contenuti. E’ lo spregio al sistema, alla società, alla stessa democrazia che regola i rapporti in una nazione. E’ l’attacco alla civile convivenza, seppure all’interno di un contesto politico che non è dei più tranquilli, ma pur sempre basato su principi costituzionali che non sono, o almeno, non dovrebbero essere messi in discussione.

Chi minaccia Giorgia Meloni o qualunque altro esponente istituzionale o politico fa il paio con gli antagonisti sfasciacarrozze che, manifestando nelle città, organizzano la guerriglia, provocando danni e, soprattutto, mettendo a repentaglio l’incolumità delle forze dell’ordine chiamate ad evitare che le proteste dilaghino e degenerino. Sono i loro degni compari. Con una aggravante: le scritte sono “firmate” con la stella a cinque punte delle Brigate Rosse, evocano una stagione terribile del nostro Paese, lo riportano indietro di mezzo secolo agli attentati di quegli anni rimasti nella memoria collettiva come le tante vittime innocenti che pagarono con la vita la follia della “lotta armata”.

Mai come in questo momento è necessario una diga politico/istituzionale  tra tutte le forze democratiche in campo affinché certi orrori non abbiano a ripetersi. Le minacciose scritte sui muri di Busto Arsizio sono uno dei tanti segnali che dovrebbero preoccuparci e preoccupare. Se c’è qualcuno giù a Roma, ma non solo, che ne percepisce il pericolo batta un colpo, al di là delle polemiche tra opposti schieramenti che favoriscono invece il decadimento del sistema democratico nel nostro Paese. Magari nel tentativo di conquistare un voto in più.

“Spara a Giorgia”, il bis a Busto Arsizio: scritte anche sulla sede del Pd

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