Se il terzo mandato “salvasse” Varese, Busto e Gallarate

Terzo mandato per presidenti di regione e, a cascata, anche per i sindaci? La maggioranza di governo ne parla sulla spinta di una Lega decisa a condurre in porto una questione che, per quanto riguarda le regionali d’autunno, risolverebbe una serie di grane, a cominciare dalla rielezione di Luca Zaia in Veneto. Ma bisogna fare in fretta per non perdere la “finestra” elettorale tra qualche mese, quando anche la Campania sarà chiamata a rinnovare i vertici amministrativi della Regione, con il presidente piddino Vincenzo De Luca, pur in rotta di collisione con il suo partito, che scalpita per ripresentarsi alla conta per la terza volta.

Insomma, si cerca di superare i vincoli di legge che fissano la regola dei due mandati. Fratelli d’Italia e Forza Italia aprono al confronto dopo una serie di niet che hanno provocato tensioni nella coalizione di governo. Uno sbocco deve essere trovato giocoforza a breve, sia per quanto riguarda i governatori sia per quanto concerne i primi cittadini delle città al di sopra dei 15mila abitanti, ora impossibilitati a ripresentarsi al via per tre volte consecutive.

Si tratta di una faccenda che interessa da vicino anche i principali comuni della provincia di Varese, il capoluogo, Busto Arsizio e Gallarate, che nella primavera del 2027 rinnoveranno sindaci e consigli comunali. Appuntamento che sin d’ora agita i partiti i quali, sottotraccia, brigano per riempire le diverse caselle e sostituire gli attuali primi cittadini, il dem Davide Galimberti a Varese, il leghista Andrea Cassani a Gallarate, il meloniano Emanuele Antonelli a Busto Arsizio. Tre politici alla legittima ricerca di una nuova opportunità dopo due mandati alla guida dei rispettivi municipi. Tutti e tre disponibili, a quanto pare, a correre per Roma, visto che nello stesso periodo si voterà anche per Camera e Senato. Ma i posti a disposizione sono limitati e bisognerà fare i conti con i parlamentari uscenti, maldisposti a lasciare loro campo libero. Un bel problema che il terzo mandato, salvo decisioni dei singoli al momento insondabili, risolverebbe d’emblée, placando le velleità dei molti desiderosi di indossare la fascia tricolore di sindaco.

La gara è già apertissima, benché si tenda a non parlarne, ma c’è chi sgomita a tutta birra e sarebbe disposto a far le capriole per essere eletto primo cittadino. Senza contare che per il centrodestra l’eventuale riconferma di Cassani e Antonelli servirebbe anche per evitare liti nella coalizione in funzione degli equilibri provinciali e nella ripartizione degli incarichi nelle tre città a seconda delle appartenenze e, manco a dirlo, rispetto alle alleanze tra due anni, un lasso di tempo che, in politica, equivale a un’era geologica. Scontato ribadire che per ora siamo nel versante delle ipotesi, che nulla può essere dato per certo e che, senza il terzo mandato, la partita si giocherà con furore dentro e fuori la coalizione di centrodestra.

Meno difficoltoso il percorso del centrosinistra, dove, nel Varesotto, domina il Partito Democratico e dove, fino a prova contraria, non si intravedono né campi larghi né stretti. Le recenti consultazioni a Saronno, Castellanza e Arcisate hanno confermato lo scollamento dello schieramento, fino al punto che il Pd, dove non s’è diviso, ha persino rinunciato a presentare il simbolo. Gli scenari cambieranno di sicuro per i tre centri maggiori, per i quali la posta in gioco rimane sempre alta, con gli obiettivi di una riconferma dei dem a Palazzo Estense, e di un rilancio a Gallarate e Busto: qui la sinistra non ha mai fatto faville. Al contrario di Saronno e Castellanza, con il Pd vincente alle urne nonostante tutto. E forse non è neanche un paradosso.

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