Soltanto con il vaccino eradicheremo il virus

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Egregio Direttore,

Ho letto l’intervista al dr Borghi.  Non entro nel merito delle Sue scelte che sono del tutto personali e spero non creino qualche induzione a non far accettare la vaccinazione ai propri assistiti.  E’ chiaro che l’obbligo vaccinale al personale sanitario è stato proposto per evitare la diffusione del Covid e per garantire la sicurezza del personale sanitario stesso ed impedire che diventino, anche loro, fonte di diffusione, come, purtroppo, è accaduto in passato.

Ma volevo piuttosto fare qualche riflessione sui numeri che sono stati esposti e le relative percentuali che ne derivano.  Non so se sia necessario valutare quale sia l’impatto della infezione, ma credo che i numeri abbiano perso l’esatto valore poiché si parla di percentuali e tali dati non corrispondono al valore indicato (0,006%). Il dr Borghi, in sintesi, ha avuto il 10% circa dei suoi assistiti affetti da covid (escludendo gli asintomatici che è possibile che non siano ricorsi alle sue cure), e di questi pazienti ammalati il 5% circa in terapia intensiva e subintensiva. Che sono più alte delle medie di riferimento nazionale e che se proiettate rappresenterebbero 6 milioni di malati a livello Nazionale, 300 mila in terapia intensiva e subintensiva e oltre 30 mila decessi (meno elevato, questo dato, rispetto alla realtà nazionale).  Non vengono citati i ricoveri in ospedale (se esistenti) in condizioni di terapia e assistenza in ambienti protetti.

Non sono numeri piccoli e certamente sono condizioni che non possono essere trascurate e affrontate senza una azione che possa ridurre la diffusione della patologia in modo concreto.
Anche perché, se non eliminato i casi di infezione, non potranno che ripetersi le chiusure per ridimensionare il numero dei casi attivi con tutte le conseguenze per le attività sociali ed economiche. La diffusione infettiva determina una ulteriore condizione di rischio che appare assai pericolosa, che è la moltiplicazioni delle varianti, che rappresentano, come stiamo vedendo, un grave rischio per la perpetuazione della epidemia stessa.

La vaccinazione non pare garantire in assoluto la non infezione dei soggetti colpiti ma pare invece garantire la non espressione di una forma patologica grave e con conseguenze letali. Credo che qualche riflessione vada fatta poiché, se il dr Borghi ha perso un solo Paziente, non è stata la medesima condizione per la famiglia e per il Paziente stesso. Così come i malati intubati e in terapia sub intensiva, con le angosce e i danni che ne derivano.

Per non parlare delle sindromi post covid che sono assai più numerose e invalidanti di quanto non si pensi. Poi, e mi consenta, credo che l’obiettivo della medicina sia quella di evitare qualsiasi malattia e ancora meno decessi, per le persone che si hanno in cura, mettendo in atto tutte le azioni possibili e utili per evitare danni e conseguenze. In particolare da malattie prevenibili.

Non Le descrivo l’utilità dei vaccini, che hanno consentito di creare e mantenere la nostra comunità in condizione di salute evitando i flagelli che hanno subìto le generazioni passate. Ed eliminando i danni, gravissimi, oltre a prevenirne la morte, ai singoli che ne hanno sofferto.
Questa infezione va eradicata, come ha indicato all’inizio l’Oms, e non resa endemica. Nessuno deve morire e nessuno deve ammalarsi deve essere il nostro obiettivo, non mantenere in vita il virus e proseguire con questa altalena di disagio (e aggiungerei disastro) sociale che poteva essere evitato con un atteggiamento più accorto e meno casuale della gestione che è stata fatta nel corso di questi mesi.

E oggi, purtroppo, anche delle vaccinazioni, che sono una strumento fondamentale di ripresa e ripristino della nostra vita sociale, sanitaria ed economica. Ed è stata il risultato eccezionale della ricerca, che è riuscita ad offrire questo strumento biologico in meno di 10 mesi contro gli anni che erano necessari in passato.

Se vogliamo riprendere una vita “normale”, la vaccinazione è l’unico strumento che ci consentirà di riprendere, con molta cautela, le nostre attività sociali e comunitarie, riaprire i ristoranti e i bar, i luoghi di divertimento e tutti i negozi che oggi sono chiusi. Ricordiamoci che i deceduti, in Italia, sono oltre 110 mila, molto mal contati, e abbiamo bisogno di evitarne ancora. Nessuno deve morire deve essere il nostro obiettivo e riferimento. E vanno messe in atto altre azioni, oltre alla vaccinazione, per raggiungerlo e rendere a tutti la Vita che desideriamo.

Giuseppe Imbalzano

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