Sostenibilità urbana, Varese e Busto ci provano

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Sostenibilità urbana, obiettivo irrinunciabile per il futuro

Difficile affermare se Busto Arsizio faccia in tempo prima della fine del mandato amministrativo, tra meno di un anno, ad adottare il Pgt, cioè il piano di governo del territorio, evoluzione lessicale del vecchio piano regolatore. Più probabile che ci riesca Varese, dove il documento di programmazione urbanistica è già stato presentato nelle sue linee guida e, dopo la pausa estiva, verrà discusso dal consiglio comunale. Un duplice impegno, sia a Busto sia a Varese, con l’obiettivo di progettare le città del futuro, con una visione il più possibile precisa sui limiti e sulle possibilità di sviluppo rispetto alle nuove necessità edificatorie e, soprattutto, di salvaguardia del territorio e ambientale.

Si tratta di un discorso prioritario dell’azione amministrativa, che qualifica un quinquennio e oltre di presenza istituzionale e politica, più ancora di altri interventi sui molteplici versanti dei quali devono occuparsi un sindaco e la sua giunta.

Busto Arsizio e Varese, non ancora Gallarate, la terza città della provincia chiamata anch’essa al voto la prossima primavera. Lì, la questione urbanistica sembra sia stata messa in un angolo, e non si capisce il motivo. Uscito tramortito, è vero, dalle vicende giudiziarie della Mensa dei poveri, l’esecutivo di centrodestra ha evitato di addentrarsi nelle problematiche, quelle urbanistiche appunto, che avevano attirato l’attenzione della magistratura. Ma nessuno degli attuali amministratori in carica ha ereditato pendenze giudiziarie da quell’inchiesta. Il sindaco Andrea Cassani è stato assolto con formula piena da accuse per altro marginali in confronto alla sostanza di quanto fu contestato dalla procura e durante i processi agli altri personaggi pubblici coinvolti. Quindi?

Quasi un anno fa (era settembre) il primo cittadino gallaratese dichiarò l’inutilità di un nuovo Pgt: “Voglio capire nel pratico a cosa servirebbe” disse allora, soffermandosi sul fatto che Gallarate ne poteva fare a meno a fronte dell’attualità della programmazione in vigore dal passato. Qualche giorno prima, l’assessore alla partita, Sandro Rech, suscitò scalpore con la seguente affermazione: “Non mi faccio influenzare da correnti pericolose“. Una farse sibillina che, in qualche modo, echeggiava il malaffare di un tempo. Fatto è che del Piano di governano del territorio, a Gallarate, non si parla più, perlomeno con atti pubblici.

E la  città del futuro? Busto Arsizio, seppure con molta fatica, ha avviato la rigenerazione dell’area delle Nord, in ballo da qualche decennio e ora rivitalizzata da una revisione programmatoria degli interventi e dal progetto Fili, illustrato proprio giovedì scorso, 23 luglio. Nel frattempo ha messo sul tavolo lo studio del Pgt: siamo ancora lontani dalla dirittura d’arrivo ma , quanto meno, si lavora per ridare slancio urbanistico a una città che non ha mai brillato in questo importante settore.

Varese dà l’impressione di correre di più, di avere guadagnato tempo predisponendo gli strumenti per la gestione territoriale. Certo, il confronto politico che ne deriverà non sarà una passeggiata, ma l’idea di una Varese più efficiente e funzionale si prepara a diventare concreta. Idea che va al di là dei singoli interventi infrastrutturali, già cominciati, in atto o conclusi, una scuola, un sottopasso, un recupero di un edificio pubblico e quant’altro si è fatto e si sta facendo. Constatazione che vale per tutti: una città ha bisogno anche e soprattutto di una visione complessiva, che la proietti in là nel tempo, le consenta di crescere e di riqualificarsi a vantaggio della sostenibilità urbana. Obiettivo irrinunciabile da qui al futuro.

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