Legnano, il Tar del Lazio rinvia a Milano il ricorso della Lega contro Mattarella

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LEGNANO – Il TAR del Lazio “rimbalza” a quello della Lombardia il ricorso presentato dalla Lega contro il Capo dello Stato. Nell’ordinanza resa nota oggi, giovedì 21 novembre, dell’udienza sul ricorso presentato dai consiglieri legnanesi del Carroccio contro il DPR di scioglimento del Consiglio comunale, i giudici romani del TAR (prima sezione) hanno deciso che la competenza in materia è dei colleghi di Milano, in base al principio del decentramento della giustizia amministrativa. Trova così conferma la prassi secondo cui il procedimento è assegnato in base al luogo di esecuzione del provvedimento in questione: in questo caso Legnano, quindi è competenza del TAR della Lombardia. Una prassi determinata dall’enorme mole di cause depositate al TAR del Lazio, fra cui, si legge nell’ordinanza, «le controversie aventi ad oggetto lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali in dipendenza di fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso, ovvero per gravi atti contrari alla Costituzione, per gravi e persistenti violazioni di legge o per gravi motivi di ordine pubblico», mentre il caso di Legnano non rientra fra questi.

Tre mesi di tempo per ripresentare la causa

A questo punto, la Lega ha tre mesi di tempo per ripresentare avanti il TAR della Lombardia la causa contro l’ex consigliere Federica Farina, unica costituitasi in giudizio fra le parti chiamate in causa (le altre erano il Comune di Legnano e l’altra consigliera Luisella Rotondi), altrimenti il procedimento è destinato a decadere. Va detto che a giudicare sarebbe, nel caso, la stessa corte che nei mesi scorsi ha già rigettato il ricorso leghista, quindi appare assai improbabile che possa esprimersi diversamente, annullando lo scioglimento del Consiglio disposto dal prefetto di Milano e dal ministro dell’interno, che al tempo era Matteo Salvini.

La Presidenza della Repubblica non si è costituita in giudizio

Nel ricorso, la Lega ha impugnato quanto deciso da Presidenza del Consiglio dei ministri, ministero dell’Interno e Ufficio territoriale
del Governo di Milano, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato; la Presidenza della Repubblica non si è costituita in giudizio. Fra gli oggetti del contendere, il decreto con cui il Presidente della Repubblica il 30 luglio ha sciolto il Consiglio comunale di Legnano e quello con cui il 12 luglio il prefetto di Milano ha sospeso il Consiglio, decreto «mai notificato ai ricorrenti» come si legge ancora nell’ordinanza emessa nella camera di consiglio dai giudici Ivo Correale (presidente), Roberta Cicchese (consigliere) e Lucia Maria Brancatelli (estensore).

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