VERBANIA – E’ stata una giornata densa di novità se non di sorprese al Tribunale di Verbania, dove si è celebrata oggi la prima sessione della udienza preliminare-bis del processo per tragedia del Mottarone. Una udienza che rappresenta una svolta importante nella dinamica processuale.
Come era stato anticipato già nelle ultime ore della vigilia, i legali degli imputati hanno nuovamente messo nel mirino la formulazione dei capi di imputazione. Era accaduto già nella prima udienza preliminare quando, proprio su sollecitazione delle difese che si sono avvalse delle nuove disposizioni previste dalla riforma Cartabia, la gup Rosa Maria Fornelli aveva chiesto alla procura di modificare i capi di imputazione. Invito non accolto dalla allora PM Olimpia Bossi. Si era giunti così alla restituzione del fascicolo, e alla nuova udienza preliminare. La Procura, la cui direzione nel frattempo è passata ad Alessandro Pepè, ha riformulato le accuse uniformandosi quasi per intero al contenuto dell’ordinanza del GUP, ma mantenendo l’ipotesi dolosa per il reato di attentato alla sicurezza dei trasporti.
Gli avvocati difensori
Gli avvocati difensori degli imputati oggi hanno nuovamente criticato questa impostazione. Il nuovo Gup Gianni Macchioni ha chiesto alla Procura di correggere le imputazioni. Il Pm ha aderito a questa richiesta e, seduta stante, ha dato corso alla riformulazione: è stata così eliminata l’ipotesi dolosa dal capo di imputazione che si riferisce all’evento della caduta della cabina, ma comunque mantenendolo per l’attentato alla sicurezza dei trasporti riferito ai 15 giorni precedenti al tragico schianto, quando sia la cabina n.3 che la n.4 viaggiavano con i forchettoni inseriti.
La delusione dei parenti delle vittime
Soddisfatte le difese, molto delusi – anche al di là dell’evoluzione odierna – i parenti delle vittime. “Mi aspettavo – ha detto Vincenza Minutello, mamma di Silvia Malnati, la ragazza di 26 anni di Varese morta nello schianto insieme al fidanzato Alessandro Merlo di 28 anni – qualcosa di più veloce. Sembra quasi che nessuno voglia prendersi la responsabilità di decidere”. “Dopo quattro anni – ha aggiunto – non abbiamo ancora nessuna conclusione. Certo avere giustizia non ti cambia la vita dopo che abbiamo perso una figlia di 26 anni tre mesi dopo essersi laureata. La tua vita va in fumo, non ha più senso. Ma arrivare alla conclusione vorrebbe almeno dire non avere più a che fare con loro, non vederli più”
Proprio a desiderio dei parenti di arrivare ad una qualche conclusione si riferisce il Procuratore della Repubblica Alessandro Pepè commentando con i cronisti le novità dell’udienza di oggi. La nuova formulazione delle accuse potrebbe infatti facilitare quella che il procuratore chiama “una soluzione più rapida” che, sottolinea “in un processo di questo genere non ci sembrerebbe una scelta sbagliata”. La procura ritiene che potrebbe andare a beneficio degli stessi parenti delle vittime, a quattro anni dai fatti, “evitare ogni ulteriore strazio”. E’ l’ipotesi dei patteggiamenti, che ora sembra essere più praticabile.
Al momento – il procuratore lo sottolinea con chiarezza – “non c’è stato ancora nessun accordo, ma avere eliminato motivi di frizione può reTragendere possibili percorsi che ottengano l’obbiettivo” di raggiungere una soluzione in un tempo più contenuto.
L’udienza è stata rinviata al prossimo 18 settembre.
Ettore Colli Vignarelli
