MILANO – Si riapre il caso giudiziario sul deragliamento di Pioltello, una delle ferite più profonde nella storia recente del trasporto ferroviario italiano. La Corte d’appello di Milano ha fissato per il prossimo 9 giugno l’inizio del processo di secondo grado, un appuntamento che mira a riesaminare le responsabilità dietro quel 25 gennaio 2018, quando il cedimento di una rotaia causò tre vittime e centinaia di feriti, segnando indelebilmente la vita di chi si trovava su quel convoglio.
La revisione delle responsabilità
Al centro del dibattimento resta la dicotomia emersa dalla sentenza di primo grado del febbraio 2025. In quella sede, il Tribunale aveva individuato un unico colpevole nell’ex responsabile dell’unità manutentiva, Marco Albanesi, condannato a cinque anni e tre mesi, scagionando invece i vertici di Rfi, tra cui l’allora amministratore delegato Maurizio Gentile e la società stessa. Una decisione che la Procura di Milano ha deciso di impugnare con fermezza. L’impianto accusatorio dei pubblici ministeri punta a estendere le responsabilità penali e amministrative. Secondo l’atto di Appello, l’incidente non può essere derubricato a una mancanza isolata del settore manutentivo locale. La Procura contesta l’assoluzione di figure apicali, sostenendo che vi sia stata una carenza strutturale nella gestione della sicurezza. Viene descritta una sorta di presunta inerzia da parte di Rfi, definita come una incapacità di monitorare e intervenire sulle criticità del sistema, che sarebbe rimasto impermeabile a una revisione critica fino alla tragedia.
La causa della tragedia
La dinamica tecnica, ormai accertata dalle indagini, parla di uno spezzone di rotaia di 23 centimetri che si frantumò in corrispondenza di un giunto logoro e mai rimpiazzato. Il nuovo processo dovrà dunque stabilire se quella svista materiale sia stata il frutto di una catena di omissioni che parte dai piani alti dell’azienda o se, come stabilito in prima istanza, la responsabilità debba restare circoscritta alla gestione operativa del territorio.
