Tragedia Monteviasco, la vedova Dellea: «Mio marito corretto. Lo dice la sentenza»

La vedova di Silvano Dellea

VARESE – «Sono passati cinque anni e con la sentenza di oggi abbiamo la conferma che mio marito ha operato correttamente e non è morto per un suo errore». A parlare è Patrizia Meazza, la vedova di Silvano Dellea, lo storico manutentore della funivia di Monteviasco, deceduto il 12 novembre 2018 durante un giro di controllo sull’impianto che collega la località Ponte di Piero, nel Comune di Curiglia, alla frazione montana del paese.

La reazione dopo il verdetto

In tribunale a Varese il giudice ha da poco pronunciato la sentenza di condanna per sei dei nove imputati per omicidio colposo nel processo per la morte di Dellea, e il pensiero della signora Patrizia – che ha assistito alla lettura del dispositivo accanto agli avvocati Corrado Viazzo e Vera Dall’Osto, con cui lei, la figlia e i fratelli del manutentore si sono costituiti parte civile – corre subito all’immagine di Dellea emersa dal dibattimento: un uomo che, secondo diversi addetti ai lavori della funivia sentiti nelle udienze, più volte avrebbe effettuato i controlli della linea senza attenersi alle prescrizioni del regolamento d’esercizio, ed esponendosi quindi a dei rischi che potrebbero aver inciso sulla tragedia di cinque anni fa, anche se nessuno – data l’assenza di testimoni oculari – potrà mai sapere cosa è realmente successo il giorno dell’incidente mortale durante la discesa in cabina di Dellea dalla stazione di monte a quella di valle, per uno dei suoi controlli sulla linea.

Un’immagine che per la donna si è dissolta nella giornata di oggi, venerdì 1 dicembre, con il verdetto che ha chiuso il giudizio di primo grado, restituendo a lei e a tutte le persone che non possono più riabbracciare Silvano Dellea, l’importanza di quel senso del dovere e dell’impegno nei confronti della comunità per cui Dellea – agente di polizia locale a Maccagno, oltreché manutentore della funivia – era stimato da molti tra la Veddasca e la Valdumentina.

La funivia Il legame con la comunità

«E’ stato riconosciuto il suo operato», ha aggiunto Patrizia Meazza riferendosi nuovamente alla sentenza di condanna per cinque consiglieri della cooperativa che all’epoca dei fatti gestiva l’impianto a fune di Monteviasco e per il direttore d’esercizio della funivia. Assolti invece due ingegneri di Ustif, ufficio territoriale del Ministero dei Trasporti, e il progettista della revisione generale della struttura. «Silvano ha sempre fatto tanto per la funivia, fin dalla sua apertura – ha ricordato la donna – e il suo impegno era in favore della comunità. L’impianto era sicuro per i passeggeri, ma non lo era per chi ci lavorava».

La tesi accusatoria

Parole, queste ultime, che si legano alla tesi accusatoria della Procura di Varese, che per i nove imputati aveva chiesto in totale 23 anni di reclusione, con pene da un minimo di 2 anni e 6 mesi ad un massimo di 3 anni. Il pubblico ministero, nella sua requisitoria, aveva sottolineato – tra le presunte carenze strutturali della funivia – l’assenza di un terrazzino fisso sul tetto della cabina (una protezione per le manutenzioni), e la presenza alla stazione di valle di una passerella (installata senza autorizzazione, secondo il pm) che avrebbe inciso in modo determinante – sempre in chiave accusatoria – sulla morte di Dellea.

Il corpo del manutentore fu trovato proprio fuori dalla stazione di valle, schiacciato tra la passerella e la cabina, all’esterno della quale Dellea viaggiava imbracato nel primo pomeriggio del 12 novembre 2018. Senza sapere che quella discesa da Monteviasco a Ponte di Piero sarebbe stata l’ultima della sua vita.

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