di Ivanoe Pellerin
Cari amici vicini e lontani, forse è bene ricordare che l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin ha causato dopo tre anni di guerra un milione di morti e feriti con i russi che ne contano quasi 700.000. Negli ultimi mesi l’esercito russo è avanzato molto lentamente al prezzo di circa 800 soldati al giorno, secondo le stime degli osservatori. Nonostante ciò, gli invasori non sono riusciti a conquistare tutto il Donbass. Il 20% è ancora difeso dagli ucraini con le unghie e con i denti. La pesante guerra di droni e missili dall’una e dall’altra parte è quotidiana ed è arrivata a punte di 200 ordigni lanciati ogni giorno. Appare evidente come prima una tregua e poi un accordo sia davvero molto difficile e (ovviamente) come non possa essere raggiunto senza la disponibilità del governo ucraino. Per gli ucraini questa guerra è anche una guerra per l’identità, un’identità che è sempre stata messa in discussione proprio dalla Russia. Credo che sia interessante guardare con occhi aperti la storia di questa nazione.
Dunque la storia dell’Ucraina è molto complessa e nasce dall’incontro fra etnie, lingue e religioni diverse. Per esempio Zelenski è ebreo, il ministro della difesa è musulmano e il comandante in capo dell’esercito è di origine russa. Questa storia si estende ovviamente per migliaia di anni. Nell’antichità l’Ucraina è stata ampiamente colonizzata da molti invasori come i Greutungi, i Geti, i Goti e gli Unni nel periodo delle migrazioni e le parti meridionali del territorio dai Greci e dai Romani. L’ Ucraina entra di fatto nella storia scritta con l’istituzione dello Stato medievale della Rus’ di Kiev che esisteva quando Mosca era una palude. Quindi per gli ucraini Kiev è la madre di tutte le città russe.
Con un grande salto nel tempo arriviamo all’impero russo quando, agli inizi del Novecento, il regime zarista portò avanti una politica di russificazione delle terre ucraine, sopprimendo persino l’uso della lingua ucraina nella stampa e in pubblico. In quel periodo l’Ucraina divenne il “granaio d’Europa” e Odessa, porto d’imbarco del grano, era la più grande città ucraina e la quarta dell’Impero russo. Nel febbraio 1919 i bolscevichi entrarono a Kiev e nel 1922 l’Ucraina entrò ufficialmente a far parte dell’URSS come Repubblica socialista sovietica ucraina. Allora i cosacchi ucraini subirono deportazioni di massa. I territori di lingua rutena dell’Impero austro-ungarico (l’antica lingua di una parte del territorio ucraino), dopo l’esperienza effimera delle repubbliche indipendenti furono divisi fra Polonia, Cecoslovacchia e Romania. Questi territori furono poi assegnati definitivamente all’ Ucraina (quindi all’Unione Sovietica) solo dopo la Seconda guerra mondiale.
Intorno agli anni Trenta l’Ucraina era un luogo molto pericoloso. Fra il 1929 ed il 1933 la collettivizzazione forzata della terra imposta da Stalin provocò la morte per fame di cinque milioni di persone: si tratta dello Holodomor, ricordato come il genocidio ucraino Nel 1930, l’URSS iniziò a fare pulizia dei confini occidentali e ci fu una nuova deportazione degli ucraini, la cosiddetta espulsione dei “kulaki” del 1930-1936 in cui furono deportati decine di migliaia di ucraini. Nel 1937, i servizi speciali sovietici distrussero la maggior parte dei rappresentanti dell’intellighenzia ucraina. Durante la Seconda guerra mondiale l’Ucraina fu occupata dalle forze tedesche e Kiev perse oltre dieci milioni di ucraini fra ebrei, soldati e contadini. E alcuni sottolineano che gli ucraini che esistono oggi sono i discendenti di chi è sopravvissuto a quel tritacarne della storia.
Yaroslav Trofimov, corrispondente estero del Wall Street Journal, finalista del premio Pulitzer 2022 e nel 2023 per i reportage dall’Afghanistan e dall’Ucraina, afferma: “Gli ucraini sanno che cosa succede quando la Russia controlla l’Ucraina. Perciò la battaglia per la Storia è la più importante, più di quella per il territorio.” Ecco perché gli ucraini parlano di identità. Questa faccenda è iniziata quando Putin ha affermato che l’Ucraina non esiste e che gli ucraini non hanno diritto di vivere separatamente dalla Russia. Infatti in quelle parti del paese che hanno invaso “hanno distrutto i monumenti che ricordano la carestia. È una battaglia di narrazioni: per l’Ucraina la carestia non deve più avvenire, per la Russia non è mai avvenuta.” Il giornalista-scrittore ricorda come negli anni Trenta un’intera generazione di scrittori e intellettuali sia stata cancellata. La distruzione culturale ucraina fu un successo dell’URSS e solo negli ultimi trent’anni gli ucraini riuscirono a recuperare autori come Bulgakov, Pasternak e Solgenitsin. Come ben sappiamo, quando si inizia a bruciare i libri spesso si finisce a bruciare le persone.
Secondo Trofimov la Russia vuole cancellare il diritto dell’Ucraina a esistere come Ucraina. Per questo gli ucraini non possono arrendersi. Per molti osservatori l’attualità vede nuovi scenari da ”guerra fredda” con le grandi potenze che vogliono decidere e l’Europa in piena crisi di nervi. Per Giampiero Massolo, veterano della diplomazia ed ex capo del Dis (il coordinamento dei servizi segreti) “… la pace intesa come “giusta” è fuori dal quadro, ma questo terzo anniversario potrebbe essere l’ultimo”. Forse.
Cari amici vicini e lontani, le cicatrici di tre anni di invasione, ammesso che si arrivi ad un accordo, che al momento appare lontano, resteranno indelebili per lungo tempo anche a livello geopolitico: il muro invisibile del Donbass è più lungo di quello di Berlino e mi pare non ci siano check point.
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