Una proposta per l’Europa. Che dia continuità all’Agenda Draghi

draghi partito elezioni

Di Gigi Farioli

Le vicende politiche e i diversi contraddittori e insieme sconcertanti “appuntamenti” ed eventi pubblici delle ultime settimane pongono, a chi si consideri sincero patriota e amante dell’Italia e degli italiani, domande serie e meritevoli di non superficiali o preconfezionate e scontate riproposizioni dell’esistente. Ancor più se, non volendo cedere all’ineluttabile inerzia del “lasciar” fare o alimentare colpevolmente la verticale esponenziale crescita dei “non votanti“, si voglia ancora investire sul futuro alla luce della disincantata ed interessante fotografia dell’analisi CENSIS.

Gigi Farioli

Da disincantato osservatore, ma anche inguaribile appassionato che non vuole arrendersi né alzare bandiera bianca, credo che serva, oggi più di ieri, oggi più che mai, coltivare e perseguire una prospettiva che consenta all’Italia di essere protagonista al tavolo delle scelte e non semplicemente voce del menu. Così come continuo a credere che serva una proposta in grado di garantire agli italiani di contribuire da protagonisti al nuovo scenario geopolitico. Scenario nel quale è indispensabile una consapevole e rinnovata Europa che ridia fiato, seguito e concreta attualizzazione al sogno dei fondatori. Occorre insomma una concreta prospettiva in cui, di fronte alle sempre più esigenti e urgenti necessità poste dal contesto economico, politico e strategico delle questioni internazionali, l’Italia sieda al tavolo con l’autorevolezza e la credibilità di paese fondatore e non da gregario o vittima sacrificale predestinata, né come partner inaffidabile o ambiguo.

Come con chiarezza estrema e pari efficacia Mario Draghi ha con semplicità e senza infingimenti nelle sue ultime uscite pubbliche ricordato, occorre una Europa che faccia un deciso salto di qualità e superi l’asfittico e perdente orizzonte limitato alla moneta e al mercato. Occorrono gli Stati Uniti d’Europa a partire da una consapevole condivisione di valori, principi regole e diritti. Ma anche da una chiara consapevolezza di dovere e poter giocare davvero un ruolo sullo scenario internazionale. E a questo processo non si può partecipare senza chiari obiettivi e condivisione di percorsi. E’ in grado l’Italia oggi di presentarsi con le carte in regola e l’auspicata credibilità? E con chiare idee e prospettive? Tutelando gli interessi veri dei suoi cittadini e delle sue imprese? E’ in grado di rendersi autorevole e credibile, il che non può che essere incompatibile col populismo dilagante e il sovranismo troppo spesso invocato e brandito? E’ legittimo che ciascuno sul “mercato” del consenso cerchi posizionamenti che ritiene funzionali a massimizzare il proprio fatturato elettorale, ma come ciò è davvero compatibile con una credibile interlocuzione europea? Ancor più se in palese contraddizione con i contraenti del patto di governo nazionale e con gli obiettivi degli “alleati” nelle diverse famiglie europee palesemente ostili al nostro reale interesse non solo contingente? Di fronte alla lunga marcia di avvicinamento alle elezioni europee come può essere superata l’evidente incomponibile antinomia tra i tre principali soggetti attori della coalizione di governo?

L’Italia e l’Europa si governano con scelte coerenti, e con progetti chiari e compatibili in chiara continuità con le migliori culture del Novecento e non con gli eredi malati e distorti dei peggiori isolazionismi. Si governano con la rideclinazione contemporanea delle culture politiche che pongono al Centro l’uomo e le sue libertà. Ecco perché, nell’interesse dell’Italia e degli italiani occorre una chiara piattaforma europeistica coerente e credibile che dia voce e forza concreta agli interessi e alle aspirazioni dell’Italia migliore. Quell’Italia che, mite (?), positiva, concreta avverte sempre più nel contesto odierno il disagio di non adeguate e coerenti proposte. Quell’Italia concreta e seria che chiede soluzioni e prospettive credibili e non il semplice ma sterile garrire delle bandiere. Quell’Italia che ha sempre garantito sviluppo, coesione sociale, crescita. Che una volta si sarebbe riconosciuta sociologicamente nel ceto medio oggi privo di vera tutela e rappresentanza politica. Quell’Italia che non alimenta le “curve” ma ha sempre garantito il dispiegarsi delle partite vere con l’auspicabile successo. Quelle che giocano al centro del campo prima ancora che occuparlo e che una volta sociologi e politologi avrebbero cercato di connotare come forze di centro, spesso definendole come “moderate“. Ma chi oggi si pone come credibile rappresentante e interlocutore di questa Italia? C’è questa Italia? Quest’Italia c’è.
Ma soggetti politici credibili? C’è Forza Italia. Ma più che moderata e di Centro appare acquiescente e timida, condizionata da acquisiti assetti di potere. C’è, o forse c’era, il cosiddetto Terzo Polo, apparentemente imploso sia per problemi di eccessiva autoreferenzialità schiava di peccaminosa egolatria che per oggettiva incapacità di scomporre il bipolarismo arroccato e ricco di contraddizioni. Proposta per ora soffocata in culla e ai tempi, confortata dalla felice esperienza dell’esperienza Draghi e della sua “agenda“.

Cosa oggi si propone di credibile e concreto a chi aveva riposto sincere speranze in quella auspicata proposta? C’e un mondo, io continuo a crederlo, tra il rozzo radicalismo di governo, vissuto da molti dei pochi votanti come il “meno peggio“ e il nulla di una inesistente opposizione alternativa? Un intero mondo alla ricerca di interpreti. E credibili rappresentanti. Alla vigilia di un importante confronto elettorale da non ridurre a semplice conta a fini di riassetto di potere interno, cosa possono sperare i liberali, popolari, sinceramente riformisti, eredi contemporanei delle migliori culture dei fondatori del sogno europeo?
Non è un problema di nostalgia. Ma di cultura politica. Cosa significa essere liberali, popolari e riformisti nel mondo incasinato di oggi. E come ci si organizza e propone? Se a qualcuno interessa, batta un colpo.

P.S.: Sperando che non sia una riflessione postuma. O fuori tempo massimo.

gigi farioli centro draghi – MALPENSA24
Visited 68 times, 1 visit(s) today