C’è un dato politico che emerge dalla due giorni di incontri di Fratelli d’Italia a Busto Arsizio: il netto no all’alleanza con il generale Roberto Vannacci. L’hanno detto chiaro e tondo Carlo Maccari, coordinatore lombardo dei meloniani (“Andare con Vannacci? Meglio perdere”), e Giovanni Donzelli, responsabile nazionale dell’organizzazione del partito (“Noi non possiamo governare con i traditori”). Dichiarazioni forti, che al momento escludono il ricorso ai voti di Futuro Nazionale a sostegno del centrodestra, nonostante i vannacciani, in sintonia con l’onda nera che attraversa l’Europa, siano dati in ascesa nei sondaggi e i loro consensi rappresenterebbero la garanzia di successo alle elezioni.
Risultato quasi sicuro alla luce della nuova legge elettorale che prevede, una volta approvata in Parlamento, un sostanzioso e decisivo premio di maggioranza se la coalizione raggiungesse il 42 per cento dei consensi. Discorso che vale a livello nazionale, quando si apriranno le urne: in primavera o a fine legislatura, ancora non si sa. Se fosse tra un anno, è facile pensare che gli scenari potrebbero cambiare: dodici mesi in politica sono più o meno un’era geologica. Discorso diverso per le amministrative, convocate probabilmente in aprile o maggio, cioè dopodomani in conseguenza delle necessarie procedure preliminari.
Qui viene il bello, soprattutto nelle nostre città principali: Varese, Busto Arsizio e Gallarate. Centrodestra senza i vannacciani, che pure stanno arruolando decine di sostenitori e si pongono con velleità inequivocabili per la conquista dei Municipi. Velleità, appunto, ma anche una presenza che a destra farà la differenza. Tanto più che Luca Ferrazzi, coordinatore regionale del nuovo partito di estrema destra, ha già avuto modo di anticipare che, per i Comuni, non si firmeranno patti, quanto meno al primo turno. Perché l’obiettivo di Ferrazzi e dei suoi è di portare il centrodestra al ballottaggio e, da lì, dettare le condizioni per l’apparentamento o, comunque, per un appoggio esterno che risulterebbe determinante.
Da un simile contesto potrebbe trarne beneficio il centrosinistra, se mai fosse capace di aggregarsi in modo convincente e con candidati autorevoli e affidabili. Sbocco possibile a Varese, dove vige la regola Galimberti. Un po’ meno a Gallarate, decisamente meno a Busto Arsizio dove i conservatori sono da sempre in vantaggio e la sinistra boccheggia alle urne, anche a causa della sua inconsistente azione amministrativa di questi anni.
Detto ciò, per tornare all’incipit del nostro intervento, le posizioni tranchant di Maccari e soprattutto di Donzelli, deputato che sta al fianco di Giorgia Meloni, fanno pensare siano funzionali alla tattica del momento, destinate ad ammorbidirsi in prossimità delle urne. Benché le recenti dichiarazioni della premier al Foglio escludano la possibilità di allearsi con chi non accetti di sostenere l’Ucraina contro l’invasione russa. Conosciamo il pensiero dell’ex generale in merito alla guerra in atto: Vannacci strizza l’occhio a Putin. Divergenze di sostanza che impediscono qualunque accordo. A Roma come nelle città chiamate a rinnovare sindaci e giunte. Quanto meno per ora, perché poi la politica…
