VARESE – Un appuntamento con la storia da non perdere, giunto alla nona edizione. Da martedì 9 a sabato 12 settembre tornerà nella Città Giardino Varese Archeofilm, rassegna internazionale del film di archeologia, arte, ambiente ed etnologia che oggi, martedì 2, è stata presentata a Palazzo Estense da Marco Castiglioni, direttore dell’omonimo museo dedicato ai fratelli esploratori Angelo e Alfredo, e dall’assessore alla Cultura Enzo Laforgia.
I percussionisti e la prima per la foresta del Campo dei Fiori
Le quattro serate con il meglio della produzione documentaristica mondiale, che si terranno dalle 20.30 alla Sala Montanari, saranno arricchite dalla presenza di prestigiosi ospiti che approfondiranno i temi trattati dai filmati. La formula del festival sarà la consueta: mentre le prime tre vedranno la proiezione dei filmati in competizione, l’ultima sarà dedicata ai documentari fuori concorso. Il pubblico conferirà il premio “Città di Varese” mentre la giuria tecnica, formata da Matteo Inzaghi, Giulio Rossini, Diego Pisati e Maurizio Fantoni Minnella, assegnerà il premio “Angelo e Alfredo Castiglioni”.
Castiglioni ha offerto una panoramica delle proposte soffermandosi su alcune delle novità, a partire dal concerto dei percussionisti della Ballafon Percussion Orchestra fino ai documentari su due presidi ambientali locali, la Palude Brabbia e in particolare la foresta del Campo dei Fiori, alla sua prima assoluta: «Il filmato è concluso ed è stato consegnato oggi: la sua caratteristica principale è che mostra come quel luogo sia un vero e proprio laboratorio per analizzare, e prevedere, i cambiamenti climatici in corso. Tra gli ospiti avremo, con la possibilità di visite guidate, una delle autrici della riproduzione della tomba di Nefertari e un’egittologa esperta di profumi. Non potrà mandare una serata incentrata sull’antica Roma che tratterà del vetro di cui, come dimostra la Coppa Cagnola, gli antichi romani erano maestri, e della prova di ingegneria data con la costruzione, in un terreno ricco di reperti, della metropolitana della Capitale».
Riti ancestrali e il “contrappunto”
Con “Il toro e la Madonna” ci sarà spazio anche per i riti ancestrali, di cui – ha ricordato Laforgia – sopravvive la memoria anche a Varese con il falò di Sant’Antonio. L’attenzione si è concentrata sull’opera dei fratelli Castiglioni: «È necessario che i loro documentari – così il figlio e nipote Marco – siano attualizzati, nonostante fosse un lavoro etnoantropologico già molto avanti per i tempi in cui fu realizzato, alla luce della consapevolezza di oggi, per sottolineare l’unicità dei vari sistemi culturali».
«In un momento in cui – ha aggiunto Laforgia – si avverte la mancanza del “contrappunto”, cioè il racconto fatto dai protagonisti della storia». In proposito Castiglioni ha fatto un’anticipazione su Varese Archeofilm 2027, che nell’ultima serata vedrà il ritorno sotto i riflettori dei due etnologi e archeologi: «Succederà in occasione della decima edizione. Sto girando anch’io un piccolo documentario, insieme a Massimo Valerio di “Vita da Oasi: la fauna della palude”, che parlerà del loro lavoro. Penso che l’etnologia sia una scienza importantissima, se accompagnata dal dialogo».
«Un ruolo insostituibile nel preservare la memoria»
L’appuntamento di Varese Archeofilm, che è stato organizzato dal Comune in collaborazione con il Museo Castiglioni, ArcheologiaViva, Giunti Edizioni, Ce.R.D.O (Centro Ricerche sul Deserto Orientale) e col patrocinio dell’Università dell’Insubria, si inserisce nell’ambito di un festival diffuso che nasce a Firenze e si diffonde a livello nazionale grazie a numerosi spin-off. Le tappe estive e autunnali della rassegna toccano importanti siti archeologici e città italiane quali Aquileia, Cabras, Vieste, Catania, Grosseto, Cuneo, etc.. Quattro nuove serate in cui il cinema documentaristico diventa una piazza culturale dove il pubblico non è solo spettatore ma incontra registi, archeologi e scienziati, trasformando la visione in cittadinanza attiva.
«Non a caso questa forma di espressione visiva rappresenta uno dei pilastri fondamentali della cultura contemporanea in cui svolge un ruolo insostituibile nel preservare la memoria, decodificare la realtà e stimolare il pensiero critico in quanto, a differenza della finzione, il documentario unisce il rigore della ricerca scientifica o storica alla potenza emotiva del linguaggio cinematografico. In un’era di notizie rapide e frammentate il documentario offre analisi lunghe, verificate, contestualizzate e induce lo spettatore a porsi domande, verificare le fonti e non fermarsi alla superficie dei fatti. Questa forma di cinema, oltre a fissare nel tempo immagini di patrimoni a rischio, scavi archeologici ed eredità culturali che potrebbero scomparire, dà spazio a comunità marginalizzate, culture remote o realtà sociali che non trovano spazio nei media tradizionali e permette di comprendere stili di vita, tradizioni e rituali di popoli lontani, abbattendo pregiudizi e barriere culturali».
A Varese Archeofilm prima assoluta per la foresta del Campo dei Fiori. Il festival
