Varese, l’ex vicesindaco Bottelli dona due ambulanze alla Cri. In memoria dei fratelli

Anna Maria Bottelli e una delle ambulanze donate alla Cri di Varese

di Massimo Lodi

VARESE – Un altro mattone posato questa mattina (giovedì 20 aprile) nell’ideale casa della Varese del bene. Ideale e concreta insieme. Perché il bene che si fa, ha uno scopo di solidale efficienza, utile sostegno, aiuto sociale.

La donazione alla Cri

Da oggi la Croce Rossa conta su due nuove ambulanze, donate dalla dottoressa Anna Maria Bottelli, a lungo medico al vertice della Pediatria dell’Ospedale di Circolo e per una legislatura vicesindaco della città, in memoria di tre familiari: le sorelle Anna Maria, sua omonima, e Olga, il fratello Felice Giancarlo.

Cerimonia con messa, benedizione di don Giorgio Spada, canti, ricordi, ringraziamenti da parte del presidente della Cri Angelo Bianchi e d’un uditorio commosso. Che ha ascoltato, preso da pìetas e orgoglio, tre storie esemplari di gente semplice, apprezzata, virtuosa. Fatta del buon “legno” di cui sono testimonianza tanti – ma tanti davvero – varesini.

In memoria

Brevi cenni, così da capirci. Anna Maria 1, nata nel ’33, vive solo tredici anni, ha passione per la natura – i nonni sono agricoltori – studia gioca s’adopera in casa. Poi vien fulminata da un inesorabile male. Sul letto di morte lascia nel conforto e nella speranza chi rimane: vi proteggerò da lassù. Olga vede la luce nel ’36, fa in fretta a diventare un forte punto di riferimento domestico. Saggia e pratica, nel tempo diventerà per i suoi cari “la roccia”. Arriva il duro cimento della guerra, la famiglia s’è trasferita da Galliate a Varese, quartiere di Valle Olona, e qui gestisce un prestino. Olga affianca nel negozio il papà Mario, la mamma Dorina: avrebbe potuto scegliere altre strade, avendone il talento. Decide di restar lì. Deciderà allo stesso modo più avanti, quando la sorella Annamaria 2 (nata nel ’48) diventa medico: le sarà collaboratrice indispensabile sino al gennaio scorso, quando la lascia per sempre.

Infine Felice Giancarlo, venuto al mondo nel ’40. Intelligente, vivace, arguto. Dotato d’una speciale empatia che ne fa l’amico di tutti: a scuola, all’oratorio, all’Ignis dove lavora, negli ambienti sportivi che frequenta con successo. Lo stronca, ventitreenne, un incidente stradale. Succede giusto sessant’anni orsono, alle 10.30 del mattino d’un 20 di aprile. Come la giornata odierna, alla stessa ora in cui gli viene ufficialmente dedicata una delle due ambulanze (l’altra porta i nomi di Annamaria e Olga) regalate alla Croce Rossa.

Non c’è molto da aggiungere, in quest’emblematica vicenda. Se non che Varese si conferma il luogo dell’amore disinteressato, dell’umanità speciale, della fratellanza di popolo. Non un’espressione retorica, ma un doveroso constatare. Nell’attualità storica in cui si spendono parole spesso vaghe/vane a protezione d’una non meglio specificata identità, un simile racconto di vita spiega -senza bisogno di traduzioni- cosa sono la bontà, lo spirito civico, l’universalismo prodigale. Ovvero il marchio che riceviamo quando gli occhi si aprono alla vita.