VARESE – Sono sempre meno gli iscritti a Infermieristica: su 249 posti destinati alle professioni sanitarie all’Università dell’Insubria, si presentano alla prova selettiva circa 159 concorrenti. La scarsa attrattività delle professioni infermieristiche si sta registrando in tutte le facoltà, con numeri «particolarmente allarmanti» in provincia di Varese.
«Situazione drammatica»
A intervenire sul tema è il consigliere regionale del Pd, Samuele Astuti: «Sempre meno studenti in infermieristica sono il preludio di un vero e proprio disastro», dice. «Perché, se già attualmente la situazione è drammatica, con turni spaventosi e reparti in affanno, con un tale drastico calo di iscrizioni il futuro si prospetta ancora più nero e la Regione Lombardia non può continuare a ignorare il problema». Numeri alla mano: «Se su 249 posti destinati alle professioni sanitarie all’Università dell’Insubria si presentano alla prova selettiva solo 159 concorrenti, vuol dire che, rispetto ai posti disponibili, ne mancano più di un terzo». E questo, dice, «è davvero molto preoccupante, anche se non è affatto difficile intuire le cause di tale scarsa attrattività: oltre al problema della sicurezza, infatti, ci sono i turni sfiancanti con tantissime ore di straordinari che superano i limiti e dunque non sono retribuite e gli stipendi bassi che non permettono avanzamenti di carriera».
«Regione intervenga»
Per il consigliere dem, «ancor più penalizzata risulta l’Asst Sette Laghi che non solo è molto vicina alla Svizzera, ma, a causa di un vecchio contratto collettivo ancora vigente, ha gli stipendi più bassi rispetto a tutte le altre Asst». Per questo motivo «è ora che Regione intervenga sul serio per promuovere e rendere più attrattiva la professione: deve finanziare borse di studio per le professioni infermieristiche, sostenere economicamente gli studenti e riconoscere al personale in servizio i percorsi di carriera e un giusto riconoscimento economico».
Le proposte
Di proposte per rendere più attrattiva la professione infermieristica, come gruppo Pd, ne sono state fatte, dice Astuti. Che attacca: «Ma molte di queste sono ancora chiuse nei cassetti». Tra queste, cita il progetto di legge presentato circa un anno fa per un incremento degli stipendi sulle Asst di confine o il progetto di legge sul direttore assistenziale («Già operativo nella Provincia autonoma di Trento e in Emilia-Romagna»), che «aprirebbe, sia nel territorio che nelle strutture complesse, percorsi di carriera di tutto il personale infermieristico e interverrebbe in maniera vera e seria nel riconoscere alle professioni sanitarie ruoli dirigenziali importanti, come la formazione universitaria prevede». In merito alla sicurezza, «Regione dovrebbe poi applicare pienamente la legge regionale del 2020 e potenziare la sanità territoriale che è l’unico filtro efficace anche per gli accessi impropri nelle strutture ospedaliere». Conclude: «Stiamo parlando di una categoria di professionisti molto dinamica e il cui impegno, soprattutto durante la pandemia, è diventato iconico. Un impegno incredibile e continuo che però l’immobilismo della Regione continua a smorzare».
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