Varese, dopo 11 anni per La Quiete ancora nessuna sentenza. E la prescrizione avanza

Nella foto Sandro Polita e l'avvocato Ivano Chiesa

VARESE – Crack La Quiete dove da 11 anni, di quieto, non c’è nulla. Oggi 21 giugno, primo giorno d’estate. La situazione si sarebbe dovuta sbloccare. Il processo era stato annullato. Poi riaperto. La questione verteva sull’eccezione di incompatibilità sollevata nei confronti del Gup Alessandro Chionna dai difensori di Sandro Polita, uno dei cinque imputati, che difeso dall’avvocato Ivano Chiesa, aveva rilevato come il Gup Chionna abbia già avuto un ruolo nell’inchiesta per la turbativa d’asta che in passato aveva interessato sempre La Quiete.

II giudice ricusato

Il Gup si era astenuto dal decidere inviando gli atti alla presidenza del Tribunale. E il presidente Cesare Tacconi ha deciso che il procedimento non andava assegnato ad altro giudice. Il Gup Chiionna poteva continuare. Ma c’era chi sosteneva che, in realtà, Tacconi altra scelta non avesse, visto il fuggi fuggi di magistrati dall’ufficio Gip del Tribunale di Varese che, settimana dopo settimana, ha perso pezzi. Il punto è che il Gip di un’indagine, non può essere il Gup di un’udienza preliminare.

Il ricorso in Corte d’Appello

Il presidente del Tribunale ha rigettato la ricusazione di Chionna. Polita, con l’avvocato Ivano Chiesa, ha quindi avanzato istanza di ricusazione davanti alla Corte d’Appello di Milano. Qualora anche questa carta andasse perduta, Polita è pronto a ripresentare la ricusazione anche in Cassazione. Nel frattempo, visto il tempo passato la prescrizione si avvicina. E tra un anno potrebbe essere tutto finito.

La scure dell prescrizione

L’affaire La Quiete è tornato in Tribunale 11 anni dopo l’inizio delle indagini. Il primo processo, va ricordato, era stato annullato. Nel frattempo i capi di imputazione si sono di molto ridotti: dei 25 contestati a Sandro Polita, 23 sono stati archiviati con la formula più ampia in quanto le perizie dell’attivo, all’interno degli atti dell’inchiesta, sarebbero superiori al passivo. Restano in piedi alcuni episodi di presunta bancarotta fraudolenta. Lo stato passivo del gruppo è stato stimato, dal pubblico ministero Luca Petrucci, intorno ai 40milioni di euro con un buco presunto di circa 13 milioni di euro. I coinvolti negano da sempre ogni addebito. 

varese quiete corte appello – MALPENS24
Visited 117 times, 1 visit(s) today