VARESE – La Città Giardino anche nel 2025 sarà la capitale della Radiologia con l’In Congress alle Ville Ponti, il primo congresso medico che ha il ritmo rock dei Maneskin. E il professor Massimo Venturini, responsabile scientifico dell’evento, che nel 2023 utilizzò le canzoni della band romana per dare ritmo ai cambi di relatori e non lasciare tempi vuoti, sta già lavorando alla seconda edizione.
Ci sarà la conferma dei presidenti del congresso: il professor Tozzi e il professor Piffaretti per quanto riguarda la chirurgia vascolare del Circolo di Varese e del professor Fontana della Radiologia, e il coinvolgimento dei cardiologi interventisti. Nel board, infatti, ci sarà anche il professor Andrea Macchi, cardiologo e diretto generale del Gruppo Iseni Sanità, oltre al dottor Giorgianni e alla dottoressa Castiglioni.
E proprio con il professor Venturini, direttore di struttura complessa sia dell’ospedale del Circolo sia dell’ospedale del Ponte di Varese, nonché direttore della Radiologia di Varese; direttore di un centro ricerca che si chiama IEIC (Insubria experimental imaging center) e docente dell’Insubria abbiamo fatto il punto della situazione su com’è cambiata la radiologia moderna, sempre più innovativa e multidisciplinare.
Massimo Venturini, arrivato a Varese nel novembre del 2019, prima di parlare dell’In Congress ha voluto ricordare il professor Carlo Fugazzola, «un maestro per tutti i radiologi. Se sono contento di essere a Varese lo devo anche all’impeccabile organizzazione del professor Fugazzola».
Professor Venturini a cinque anni dal suo arrivo, come si trova a Varese?
«Molto bene. Sia nell’ambiente ospedaliero, sia in quello universitario. All’Insubria ho avuto la fortuna di avere un rettore particolarmente abile, che è il professore Angelo Tagliabue. Recentemente ci son state le elezioni del nuovo rettore e credo ci siano tutti i presupposti per pensare che anche la nuova guida dell’ateneo, la professoressa Maria Pierro, possa dare un’ulteriore spinta innovativa alla sua gestione. Dal punto di vista ospedaliero mi sono trovato particolarmente bene, sia con il precedente dg Bonelli, sia con Micale. Ci sono tutti i presupposti per star bene a Varese e concludere qui la mia vita professionale».
Un ospedale universitario come quello del Circolo di Varese, quali vantaggi può trarre dal legame con l’ateneo?
«Sicuramente è un’università con una mentalità aperta. La cosa più innovativa che ho in programma, in accordo con i vertici dell’università, se riusciremo a trovare i fondi, è quella di portare a Varese un centro di imaging sperimentale. Questo in collaborazione con lo IEIC, l’Insubria experimental imaging center, che si propone di portare in università la tecnologia sperimentale da poter essere usata su piccoli animali come i topi. Questo sfruttando anche l’esperienza che ho accumulato negli anni al San Raffaele quando ho potuto lavorare e studiare i risultati dell’utilizzo di un ecografo sperimentale».
Quest’anno è stato segretario generale del Congresso Nazionale Sirm. Una scommessa vinta?
«È stata un’esperienza particolarmente importante e non solo per il numero di partecipanti. Nell’arco delle quattro giornate di congresso le presenze hanno sfiorato le 9mila persone. Ma il successo del 51° congresso Sirm è stato il fatto che per la prima volta ha toccato, in maniera congiunta, tutte le aree radiologiche. Di fatto un congresso non solo per i radiologi, ma anche per i medici nucleari e i radioterapisti. Le tre società mediche di riferimento hanno fatto sessioni comuni, e questo ha arricchito l’appuntamento in termini di multidisciplinarità. Vorrei però aggiungere una cosa».
Prego, dica.
«È stato un congresso particolarmente innovativo, che ha avuto molto successo, capitanato dal professor Giovagnoni che è presidente della radiologia italiana; dal professor Carrafiello di Varese, che sicuramente è stato il grande conduttore di questo congresso. Inoltre è stato il primo gemellaggio con il Coni e le Olimpiadi di Milano Cortina. Oltre al fatto che per la prima volta ci siamo occupati di radiomica e intelligenza artificiale».
Lei passerà anche alla storia per essere forse il primo professore che ha usato i Maneskin in un convegno medico. Nuove frontiere e innovazione saranno anche i pilastri conduttori dell’In congress 2025? Sarà ancora a Varese?
«Si sarà ancora a Varese e sempre nella prestigiosa sede di Ville Ponti, pronta a ospitare questo congresso. Il congresso, come nel 2023, avrà alcuni punti in comune dal momento che la formula e i contenuti sono stati apprezzati sia dalle aziende coinvolte sia dai congressisti. Anche l’appuntamento del 2025 sarà molto snello: 8 minuti per lo speaker, 3 per il discuss. Ogni ora si cambia sessione. Se dobbiamo pensare alla musica possiamo dire che avrà il ritmo dei Maneskin, molto serrato, molto rock».
Con quali novità?
«Il prossimo In congress si arricchisce di interdisciplinarità. Oltre alla famiglia di radiologi interventisti, chirurghi vascolari e neuro-radiologi avremo anche i cardiologi interventisti, in maniera da arricchire il panorama e avere un momento di approfondimento che possa mettere insieme le figure più prestigiose, unite alle presenze straniere».
