VARESE – La prossima proiezione a Filmstudio 90, cineclub in via de Cristoforis a Varese, sarà “Sotto il cielo grigio”, opera tratta da una storia vera e ambientata in Bielorussia nel 2020: in occasione dell’appuntamento, in programma domani, lunedì 10 marzo, alle 21, sarà presente la regista bielorusso-polacca Mara Tamkovich per incontrare il pubblico in sala.
La brutale repressione di una manifestazione pacifica
Dopo le elezioni truccate da Lukašenko, si susseguono grandi manifestazioni di protesta. La giornalista antiregime Lena trasmette in diretta la brutale repressione di una manifestazione pacifica e viene rintracciata da un drone della polizia. Nonostante ciò, continua la trasmissione e viene arrestata. Il marito di Lena, Ilya, si prepara a un’evacuazione d’emergenza all’estero, ma il regime non ha intenzione di lasciarla andare. L’ingresso (biglietto 6,50 euro, 4 euro per under 25) è riservato ai soci Filmstudio 90 e Arci; la richiesta di tesseramento deve essere effettuata almeno ventiquattro ore prima, per inviarla il sito da consultare è: https://www.filmstudio90.it/tesseramento. Per maggiori informazioni è possibile contattare l’indirizzo filmstudio90@filmstudio90.it.
Premio al Polish Film Festival e menzione speciale Scuola Holden
Tamkovich è regista e sceneggiatrice, ma anche giornalista: per quasi dieci anni ha lavorato dall’estero per la televisione e la radio bielorussa indipendente, trasmettendo informazione non censurate ai bielorussi. Come regista si concentra si argomenti socialmente rilevanti connessi alla realtà. “Under the grey sky” è il suo primo film, realizzato grazie a un finanziamento del governo polacco tramite il progetto “Microbudget” per cineasti esordienti; è stato presentato al Tribeca Film Festival e al Polish Film Festival di Gdynia (dove ha vinto il premio migliore opera prima o seconda) per poi giungere in competizione al Torino Film Festival, ottenendo la menzione speciale Scuola Holden.

Cronaca vivente e racconto disperato
“[…] ‘Sotto il cielo grigio’ rompe il silenzio e con la sua carica di rabbia trattenuta irrompe nella già difficile pacificazione del racconto di questi anni così difficili.
[…] Si è davanti ad un film lineare fatto di una cronaca vivente e nel quale le immagini di repertorio, rubate alla cronaca dei giorni della protesta, si sovrappongono a quelle create dalla regista in un ennesimo racconto disperato in cui si è persa traccia di ogni civiltà. Il film di Mara Tamkovich, con il suo carico di impegno civile, porta con sé un soffocato dolore.
[…] Un cinema che ci arriva dai confini di un’Europa, con storie che non vorremmo vedere ma che non possiamo ignorare (Tonino De Pace – SentieriSelvaggi.it)”.
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