Goletta Laghi boccia sponda piemontese del Maggiore e Orta

Verbano Cusio Goletta analisi
Dati preoccupanti dalle analisi condotte da Goletta dei Laghi nel Verbano e nel Cusio

NOVARA – VERBANIA – Un quadro a tinte fosche per lo stato di salute dei grandi bacini lacustri del quadrante nord-orientale del Piemonte.

I risultati del monitoraggio microbiologico di Goletta dei Laghi 2026, presentati da Legambiente al Forum Acque regionale, restituiscono un verdetto pesante per le province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola, dove la stragrande maggioranza dei punti campionati tra il lago Maggiore e il lago d’Orta è risultata fuori dai limiti di legge.

Dei 15 punti complessivamente analizzati nelle acque del Verbano e del Cusio, ben 11 hanno superato i limiti consentiti, con picchi di inquinamento microbiologico definiti “fortemente inquinati” in corrispondenza di foci di torrenti e sfioratori a ridosso delle più note località turistiche del territorio.

Lago Maggiore sponda piemontese: 8 punti su 10 sono fuori norma

La situazione sulla sponda occidentale del Verbano è critica, come già era risultato per la sponda orientale. Il monitoraggio ha preso in esame dieci punti sensibili, rilevando irregolarità in ben otto casi.

Di questi, cinque stazioni sono state classificate con la dicitura di “fortemente inquinato”, indice di uno stress depurativo ed antropico ormai non più sostenibile per il bacino lacustre.

Tra i punti neri del Maggiore spiccano i prelievi effettuati a Stresa, nello specifico sullo sfioratore a lago sul Lungolago Marconi, e ad Arona presso la foce del torrente Vevera.

A questi si aggiungono le foci del torrente San Giovanni, del fosso Arlasca e del torrente Tiasca.

Altre tre stazioni sono invece risultate “inquinate”, ovvero la foce del torrente San Bernardino, la foce del fiume Toce e la foce del torrente Selvaspessa. In questo scenario, solo due punti sono riusciti a registrare parametri entro i limiti di legge: lo sfioratore del rio San Luigi ad Arona e la foce del torrente Erno.

Attenzione al problema PFAS

Oltre alle criticità batteriologiche derivanti da deficit depurativi, Legambiente ha acceso un faro sul problema dei PFAS nel Verbano.

Questi composti chimici altamente persistenti, diffusi dall’industria chimica e manifatturiera, si accumulano nei sedimenti e negli organismi viventi. Si tratta di una minaccia invisibile che compromette non solo la qualità ecologica ma anche l’economia ittica e turistica locale, imponendo urgenti misure di contenimento degli scarichi industriali e filtri di abbattimento all’origine.

Lago d’Orta: qualche boccata d’ossigeno  ma il bilancio resta in rosso

Non va meglio sul Cusio. Su cinque punti monitorati dall’equipe di Goletta dei Laghi nel lago d’Orta, tre sono risultati non conformi.

Il bilancio negativo vede bocciata in modo netto la foce del torrente Pescone, giudicata “fortemente inquinata”, insieme allo sfioratore sul Lungolago Beltrami 31 e alla foce del torrente Lagna, entrambi classificati come “inquinati”. Si salvano, registrando parametri entro i limiti di legge, solo due stazioni, ossia la foce del torrente Pellino e la foce del torrente Fiumetta.

La mappa delle “Vele” 2026: Cannero al top, Orta resiste

A fronte delle note dolenti sul piano depurativo e biologico, la sesta edizione del Forum Acque ha anche assegnato i prestigiosi riconoscimenti delle Vele di Legambiente e Touring Club Italiano per premiare le amministrazioni virtuose capaci di far convivere qualità dell’offerta turistica e politiche green.

I riconoscimenti assegnati sul territorio mettono in luce una geografia della sostenibilità locale a diverse velocità.

Il massimo riconoscimento delle 5 Vele è andato a Cannero Riviera per il Lago Maggiore – Nord Verbano e Golfo Borromeo, confermandosi l’eccellenza assoluta della sponda piemontese.

Subito dietro si posizionano le 4 Vele conquistate da Orta San Giulio, premiata per le buone pratiche di gestione e valorizzazione del bacino del Cusio.

Le 3 Vele sono state invece consegnate al comune di Dormelletto per il Lago Maggiore – Sud Verbano.

Infine, il quadro si chiude con le 2 Vele assegnate a Stresa e ad Arona. I due poli di richiamo internazionale pagano le criticità riscontrate nei campionamenti microbiologici fognari, arretrando nella classifica complessiva per le tutele ecosistemiche ma mantenendo comunque la loro presenza in guida.

Serve un nuovo paradigma

Il monito lanciato da Legambiente al territorio è chiaro: il turismo e l’attrattività economica del Novarese e del VCO non possono più prescindere dalla drastica riduzione dell’antropizzazione delle coste, dall’efficientamento della rete fognaria e da una lotta senza quartiere all’inquinamento da sostanze emergenti.

Solo proteggendo la risorsa idrica si potrà garantire un futuro di sviluppo durevole per questi eccezionali comprensori lacustri.

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