79 anni fa la strage di Vergarolla, Carlini: «Anche a Vergiate è un dovere ricordare»

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VERGIATE – «Commemorare ufficialmente ogni 18 agosto, a partire dal prossimo anno, la ricorrenza delle vittime della strage di Vergarolla». Questa la richiesta di Sarah Carlini, rappresentante della Lista Indipendente fra i banchi dell’opposizione a Vergiate ed esponente di Fratelli d’Italia. Presentando un ordine del giorno, chiede alla giunta del sindaco Daniele Parrino di omaggiare chi morì in occasione della tragedia che esattamente 79 anni fa – il 18 agosto 1946 – si consumò sulla spiaggia a Pola: «Ricordare è un dovere morale, perché significa ridare voce a chi ha perso la vita quel giorno e custodire la verità per trasmetterla alle future generazioni».

La strage

Quest’anno, ricorda Carlini, «per il terzo anno consecutivo anche l’amministrazione comunale croata di Pola si unisce agli esuli là convenuti, per celebrare il 18 agosto la ricorrenza della strage di Vergarolla». Il riferimento va a quella «giornata di festa che si trasformò in una tragedia senza precedenti: la prima strage della Repubblica italiana, la più grave per il numero dei morti e dei feriti». Durante una gara di nuoto, si legge nell’odg, «una violenta esplosione causata da ordigni bellici depositati da lungo tempo sulla spiaggia, ma prima disinnescati e quindi sicuri, lacerò il silenzio estivo, uccidendo all’istante oltre cento persone, tra le quali molte donne e bambini. Le vittime erano civili italiani, famiglie intere che vivevano nella città italiana di Pola. La strage di Vergarolla non fu soltanto un dramma umano, ma anche una ferita profonda nella storia nazionale: una pagina rimasta troppo a lungo ai margini della memoria collettiva». E ancora: «Più delle stesse foibe, questo evento di odio contro i nostri connazionali contribuì in modo decisivo a provocare l’esodo della popolazione italiana dall’Istria e da Pola, spingendo migliaia di famiglie a lasciare la propria terra, le proprie case, tutto quanto possedevano, anche gli affetti più cari temendo per le loro vite, se fossero rimaste».

Il ricordo

Per capire cosa successe, ricorda Carlini, basta leggere cosa scrive Piero Tarticchio, nella Storia di un gatto profugo. E riporta testualmente:

In una soleggiata giornata estiva avvenne un atto terroristico mai rivendicato. Durante una manifestazione nautica di stampo patriottico nove tonnellate di tritolo contenute in mine subacquee, accatastate sulla riva come residuati bellici, disinnescate da tre squadre di artificieri, per effetto di una mano criminale che le riarmò, detonarono in devastante esplosione. Morirono 110 persone, giovani e bambini (…). Fu per gli istriani un chiaro segnale: andate via!

Oppure, aggiunge, il Corriere della Sera che intitolò il suo articolo “Pola 1946: Tito dietro la strage sulla spiaggia”.

Infine, conclude Carlini, «gli investigatori inglesi che si indagarono sulla strage riportarono che gli ordigni furono deliberatamente fatti esplodere” e alcune fonti d’archivio accusano l’Ozna, la polizia segreta jugoslava, citando addirittura i nomi dei possibili attentatori, ma rimasti senza conseguenze giudiziarie, come nel caso di altre stragi».

L’omaggio di Varese a Geppino Micheletti, il medico eroe venuto dall’Istria

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