Verso le Olimpiadi, a Milano arriva l’ICE americana: è polemica. Il 6 città blindata

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MILANO – L’annuncio della collaborazione tra l’agenzia statunitense Immigration and Customs Enforcement, nota come Ice, e le autorità italiane per la sicurezza dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina ha sollevato un velo di polemica su una città già tesa per i preparativi. Un portavoce dell’agenzia ha confermato che la divisione Homeland Security Investigations fornirà supporto al Servizio di Sicurezza Diplomatica degli Stati Uniti per mitigare i rischi derivanti dalle organizzazioni criminali transnazionali.

Questa partecipazione, presentata ufficialmente come una prassi di cooperazione internazionale, non è stata gradita dal sindaco di Milano, Beppe Sala, il quale ha dichiarato che “da italiano prima ancora che da cittadino milanese, non mi sento affatto tutelato da una gestione istituzionale, rappresentata dal ministro Piantedosi, che liquida la questione chiedendosi che problema ci sia se anche dovessero arrivare questi agenti”. Secondo il primo cittadino di Milano, alla luce di quanto sta accadendo negli Stati Uniti, “l’Ice non è una semplice agenzia di controllo, ma una milizia che uccide, un’entità la cui condotta internazionale evoca scenari di violenza e sopraffazione che mal si conciliano con lo spirito di festa che le Olimpiadi dovrebbero rappresentare”.

La sicurezza in vista della cerimonia di inaugurazione

Questa frattura tra il piano diplomatico e quello della sicurezza quotidiana si riflette nella trasformazione fisica che Milano sta subendo in queste ore. La macchina organizzativa ha già delineato una mappa di restrizioni che sta cambiando i ritmi della vita urbana, con l’istituzione di cinque zone rosse attive dal 2 al 22 febbraio nelle aree più sensibili come il parco Sempione, il Villaggio Olimpico di Porta Romana e l’Arena Santa Giulia.

Le chiusure stradali sono già una realtà in via Scarampo e viale Teodorico, mentre in via Lorenzini il traffico è stato deviato per proteggere le delegazioni. Il disagio non è solo automobilistico ma tocca il cuore della vita sociale e formativa. Per il 6 febbraio, giorno dell’inaugurazione e dell’arrivo della fiamma Olimpica in Duomo, è stata disposta la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado situate all’interno della circonvallazione esterna di Milano. Gli uffici pubblici sono stati invitati a favorire lo smart working, una misura che da un lato mira a decongestionare i trasporti e dall’altro sembra isolare interi quartieri.

La sensazione dominante tra le strade milanesi è quella di una città sospesa, dove l’evento sportivo sembra quasi passare in secondo piano rispetto all’imponente apparato di controllo che lo circonda, lasciando il cittadino in un limbo tra l’orgoglio per l’evento internazionale e il timore di una militarizzazione che altera il senso profondo di sicurezza e libertà personale.

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