VARESE – È un tema di cui si parla ancora troppo poco: ecco perché la Fondazione Felicita Morandi ha voluto organizzare per il pomeriggio di oggi, sabato 13 settembre, una tavola rotonda sull’argomento, che si è svolta a Villa Recalcati (nel video qui sotto). Al centro le situazioni di violenza che colpiscono le donne con disabilità.
Un problema riscontrato a Varese
Presenti all’incontro numerosi rappresentanti istituzionali, tra cui il prefetto Salvatore Pasquariello, il presidente della Provincia Marco Magrini, il sottosegretario di Regione Lombardia Raffaele Cattaneo e i consiglieri regionali Emanuele Monti e Romana Dell’Erba, l’assessore di Varese Roberto Molinari e i rappresentanti di Asst Sette Laghi, Ats Insubria e realtà del sociale oltre alle forze dell’ordine. «Le donne vittime di violenza con disabilità è un problema che abbiamo incontrato nella nostra attività», ha spiegato la presidente della fondazione Giovanna Scienza. «Oltre ad avere il problema della violenza hanno un’ulteriore fragilità legata alla disabilità. Nei momenti di accoglienza abbiamo capito che bisogna rendere accessibili i servizi alle donne disabili, è questo il primo ostacolo. E da soli non si va da nessuna parte, deve essere sempre un discorso di rete». Da qui l’idea della tavola rotonda moderata dalla giornalista Alessandra Toni.
La testimonianza
In videocollegamento è intervenuta Valeria Alpi (nella foto sotto), giornalista e autrice del libro autobiografico “La voce a te dovuta” che esplora il legame tra disabilità e violenza di genere. Formatrice e viaggiatrice con disabilità, attiva da oltre vent’anni nel campo della comunicazione sociale, collabora con il Centro Documentazione Handicap di Bologna e si occupa di inclusione, accessibilità, sessualità e violenza di genere. «Quando ci sono violenze sulle donne disabili se ne parla meno – ha esordito – nei casi di femminicidio quasi si giustifica la fatica di accudire una persona fragile e la vittima diventa l’uomo e non più la donna disabile che è stata uccisa».
Le altre violenze
Ma ci sono anche le violenze meno visibili. «Un primo aspetto è il tema della violenza compiuta da altre donne – ha sottolineato – il caregiver è quasi sempre una figura femminile e spesso la violenza sulle donne con disabilità è esercitata da altre donne. Sembra che non si possa dire ma è così». E poi ci sono tante altre forme di violenza non fisica. «Chi non dà le medicine corrette alla donna disabile o le toglie gli ausili fondamentali o ancora chi spende la pensione di invalidità per altre cose. Sono diverse forme di violenza e sta emergendo tutto quello che riguarda l’abilismo, ovvero l’avere costruito un mondo a misura di persone abili». Molto c’è ancora da fare, se ad esempio la convenzione di Istanbul che stabilisce di eliminare le barriere per le donne disabilità ancora non viene applicata dopo 10 anni.
Fondazione Morandi, vent’anni di attività a Varese per vittime di violenza e minori
violenza donne disabili varese – MALPENSA24

