di Andrea Minchella
VISTO
UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA, di Paul Thomas Anderson (One Battle After Another, Stati Uniti 2025, 162 min.).
Il miracolo è compiuto. Forse. Paul Thomas Anderson torna al cinema, dopo il poetico esistenziale “Licorice Pizza”, con una scommessa importante e a tratti insidiosa che, probabilmente, vincerà di nuovo. Prende in mano un complesso e alienato romanzo di Thomas Pynchon, dal quale già nel 2014 aveva tratto il suo “Vizio Di Forma”, e lo trasforma in epica rivoluzionaria assoluta. “Una Battaglia Dopo L’Altra” è un potente e iconografico spaccato di un’America, quella di oggi, dilaniata tra suprematismo bianco, intolleranza globale e ossessione per l’immigrazione. Il regista americano sviluppa in una maniera inedita e surreale un flusso drammaturgico serrato e stratificato in cui i personaggi fluttuano leggeri tra le righe dense e articolate di una sceneggiatura impeccabile e monumentale. Anderson cura, senza che lo spettatore se ne accorga più di tanto, ogni minimo dettaglio che diventa parte integrante ed essenziale di una vicenda surreale ma fortemente ancorata all’America contemporanea. L’opera di Anderson diventa epica corale in cui la fotografia, curata dallo stesso Anderson, la musica, i suoni e le tecniche di ripresa hanno la stessa centrale importanza della capacità straordinaria degli attori, tutti, di recitare un ruolo perfettamente cesellato da un regista che scolpisce i suoi personaggi sulla carne degli interpreti che sceglie.
“Una Battaglia Dopo L’Altra” diventa un prolungamento naturale dell’opera letteraria di uno degli scrittori più importanti e influenti della letteratura mondiale. Già leggendo “Vineland” del 1990 si percepisce tutta la follia alienata di uno scrittore che assorbe l’atmosfera dell’America degli anni ottanta per riversarla in una vicenda gravida di utopica ribellione e di sconclusionata ideologia in contrasto con una politica, di Nixon prima e di Regan poi, piena di slogan e propaganda con l’intento di giustificare una vera e propria repressione verso ogni tipo di “diversità” e di “disagio” che potevano mettere a rischio l’integrità morale, raziale e sociale di un’America piena di sogni e speranze.
Paul Thomas Anderson prende un libro già intricato e lo rielabora sapientemente con una sceneggiatura che polarizza ogni inquadratura, ogni sequenza, ogni dettaglio che compongono un’architettura armoniosa, apparentemente confusa, immersa in una vicenda tremendamente attuale. Il fantasma dell’attivista Charlie Kirk sembra aleggiare nelle sequenze in cui i “Prodigi Del Natale” teorizzano e mettono in pratica tutte le azioni possibili per salvare l’America dall’immigrazione, dalla mescolanza razziale e dai molti pericoli che, a loro giudizio, possono infragilire una nazione forte ed esemplare.
Paul Thomas Anderson sposta il punto di vista tra gli sbagliati, i rivoluzionari, i diversi. Guardando “Una Battaglia dopo L’Altra” stai dalla parte dei ribelli. E degli ultimi. E ti senti a tuo agio. Provi pena e disgusto, invece, per tutti quelli che si adoperano con ogni mezzo per “raddrizzare” una morale orma allo sbando. Il colonnello Steven J Lockjaw è la caricatura di un “machismo” sempre più in difficoltà e per questo sempre più aggressivo e violento.
Leonardo Di Caprio è certamente la colonna portante dell’intero impianto drammaturgico. Il suo personaggio, che chiaramente strizza l’occhio al Drugo de “Il Grande Lebowski” è un concentrato di tic e smorfie che rendono Bob Ferguson “Rocket Man” uno stereotipo universale e potentemente iconografico. Sean Penn, nel ruolo del colonnello pieno di contraddizioni e fragilità, ci regala un’interpretazione magistrale e fortemente corporale. Benicio Del Toro con la sua calma esasperata aggiunge una giusta dose di leggerezza al senso di oppressione che percorre tutta la pellicola.
Insomma, Paul Thomas Anderson ha creato ancora una volta un’opera viva, che anche dopo la visione continuerà a crescere e mutare nelle nostre menti per regalarci, magari inaspettatamente e in un momento in cui staremo pensando ad altro, qualche spunto o qualche emozione nuovi sul mondo cupo e folle in cui da qualche anno viviamo con angoscia e rinnovata preoccupazione.
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RIVISTO
PAURA E DELIRIO A LAS VEGAS, di Terry Gilliam (Fear and Loathing in Las Vegas, Stati Uniti 1998, 118 min.).
Un flusso ininterrotto e disturbante di emozioni ed esperienze al limite con la regia rigorosamente folle di Terry Gilliam. Depp e Del Toro ci accompagnano nei meandri più nascosti dei vizi e delle debolezze umane. Un capolavoro senza tempo che disintegra gli stereotipi della normalità e della lucidità. La creazione artistica deve sporcarsi le mani e deve rischiare tutto per aspirare alla verità assoluta. Alienante e stupefacente. In tutti i sensi.
