VISTO&RIVISTO Disumanità, violenza e amore nella faida tra due famiglie

minchella mezzapesa visto rivisto

di Andrea Minchella

VISTO

TI MANGIO IL CUORE, di Pippo Mezzapesa (Italia 2022, 115 min.).

O bianco o nero. O buono o cattivo. O bello o brutto. No, il film di Pippo Mezzapesa non vuole contemplare le sfumature né i punti d’incontro tra gli opposti. E forse questo è il difetto più evidente di un lavoro, comunque, ben fatto e che lascerà una traccia importante negli spettatori incuriositi soprattutto, dal debutto sullo schermo della cantante Elodie.

Mezzapesa, il cui curriculum è pieno di cortometraggi, decide di realizzare il suo terzo lungometraggio alzando di parecchio l’asticella. Sceglie un bel libro, scritto da Carlo Bonini e Giuliano Foschini, che si presta alla trasposizione cinematografica, e costruisce, non sempre in maniera lineare, un racconto cupo e claustrofobico che parla di faide familiari, di onore e delle sue leggi assurde e disumane. Mezzapesa scrive la sceneggiatura perché vuole essere certo di poter trasformare il senso di quell’inchiesta in immagini che possano trafiggere il cuore degli spettatori. La sceneggiatura è buona, ma non sempre è all’altezza delle intenzioni visive e iconografiche del regista pugliese. Il ritmo è molto serrato e il montaggio si adatta perfettamente allo svolgimento della vicenda.

Ma la storia, di due famiglie criminali del Gargano che ricominciano a farsi la guerra dopo quasi quarant’anni, non riesce sempre a mantenere la tensione che si sviluppa, per esempio, nelle sequenze iniziali. Pur bravi gli attori, il racconto spesso sfocia irrimediabilmente in una vicenda che sembra appartenere ad una normale coppia moderna ed alle sue problematiche legate a litigi causati da incomprensioni e gelosie. Si passa dallo sguardo carico di rancore e di vendetta di uno dei tanti volti scuri e terrificanti che riempiono la pellicola, a momenti di gioia ingiustificati che ricordano le commedie italiane incentrate sulle famiglie allargate. Ma è comprensibile che un giovane autore non riesca a mantenere fede all’impegno di realizzare un’opera in cui le sbavature non esistono e il ritmo, la fotografia, la storia e l’atmosfera diventano un unico flusso artistico che investe lo spettatore senza lasciargli il respiro. L’intento di Mezzapesa si vede, ma si vedono chiaramente i limiti di un regista che non ha ancora fissato con chiarezza l’obbiettivo, unico e chiaro, che ci si prefigge quando si realizza un film.

Elodie, alla sua prima esperienza di attrice, riesce quasi completamente a superare la prova. Il suo personaggio, Marilena Camporeale, si innamora di Andrea Malatesta, figlio erede della famiglia nemica. Il volto della cantante romana si presta meravigliosamente al bianco e nero che Mezzapesa ci impone per il suo racconto. Francesco Patanè, Andrea Malatesta, e Lidia Vitale, la mamma di Andrea, squarciano lo schermo grazie al loro sguardo penetrante e alla loro egregia capacità attoriale. Il racconto, poi, è pieno di personaggi e volti secondari che il regista riesce in maniera epica a ritrarre con una poesia e una dolcezza che si scontrano violentemente con i loro lineamenti duri e scavati. I ritratti delle facce vanno a comporre un quadro estetico, fatto di luci ed ombre, che danno al film un valore elevato. La fotografia, curata dal bravo Michele D’Attanasio, trasforma ogni sguardo, ogni respiro, ogni lacrima, in un ritratto unico e potentemente evocativo che riesce a fissare nella nostra mente un’immagine chiara e indelebile della storia che ci viene raccontata. A completare questo affresco, violento e asfissiante, della criminalità ancora legata alle tradizioni rurali, ci sono Michele Placido, Tommaso Ragno e Francesco Di Leva che con la loro presenza garantiscono un livello notevole nella qualità della recitazione corale e collettiva del film.

Quindi, pur con parecchie sbavature, “Ti Mangio Il Cuore” è un buon progetto che riesce a raccontare una storia assurda fatta di violenza e onore, grazie alle scelte stilistiche, quasi tutte azzeccate, che il regista pugliese adotta per sviluppare il racconto. A volte può ricordarci, per via della superlativa ricostruzione scenica di alcune sequenze, uno spot di “Dolce&Gabbana”, altre volte può tornarci alla mente qualche episodio di “Gomorra”, ma il film di Pippo Mezzapesa riesce comunque a ritagliarsi un posto di rilievo nella nostra memoria cinematografica, sempre più densa ed articolata.

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RIVISTO

ANIME NERE, di Francesco Munzi (Italia- Francia 2014, 103 min.).

Un capolavoro che racconta in maniera schietta e diretta le vicende misere e terrificanti che ruotano attorno alla criminalità che si impossessa delle famiglie e dei loro componenti. La disumanità di alcune decisioni diventa l’unico elemento che si distingue e che lascia senza respiro. L’onore e il rapporto di sangue si trasformano in un pericoloso detonatore che stravolge ogni legame tra gli uomini.

Un’opera scura che va ritrovata per non dimenticarci di quanto la violenza disumana non conosce ostacoli di nessun tipo.

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