di Andrea Minchella
VISTO
F1- IL FILM, di Joseph Kosinski (F1: The Movie, Stati Uniti 2025, 155 min.).
Anche questo è il cinema. Puro intrattenimento. Semplice rappresentazione della realtà. Prodotto capace di farci sognare per due ore.
“F1” è una intelligente e sfacciata operazione commerciale in cui tutti sicuramente ci hanno guadagnato qualcosa. Brad Pitt, che ultimamente ha sbagliato più di un film, si è portato a casa trenta milioni di dollari per interpretare ciò che gli riesce meglio: il bello e problematico campione che trasforma il suo passato burrascoso in preziosa benzina per riabilitarsi nel presente. Joseph Kosinski che dopo “Top Gun: Maverick” inanella un altro successo planetario incentrato sull’adrenalina e sulla virilità portata all’estremo. Lewis Hamilton e Toto Wolf che producono la pellicola e garantiscono una consulenza esclusiva e puntuale sul complicato e riservato mondo della Formula 1. Più di tutti, però, questa pellicola rende, non gratuitamente, un favore comunicativo gigantesco al mondo della Formula 1 che, da quando è passato nelle mani degli americani, è in continua evoluzione e in costante ricerca di nuove fonti di guadagno. Ai nuovi circuiti costruiti a velocità record in luoghi ameni e difficili, si affianca una delle operazioni commerciali più ambiziose e travolgenti che si siano mai viste: sposare appieno, cioè, un buon progetto di Kosinski fornendo al regista tutte le tecnologie, gli scenari e molti degli addetti ai lavori per dar vita al più grande e completo film sulla Formula 1 che sia stato mai realizzato.
Di fronte alla maestosità visiva e tecnica del progetto, la sceneggiatura e il cast passano in secondo piano, mettendosi al servizio di una produzione mastodontica che riflette su di noi il mondo delle corse più ambite ed importanti del mondo.
La storia sembra essere scritta dall’intelligenza artificiale. È solo il pretesto per far muovere tra i circuiti, i paddock e dentro le monoposto, un Brad Pitt appesantito ma che riesce, nel contesto giusto, a dare prova ancora di una capacità scenica e corporale che non hanno eguali. Il ritorno del protagonista dopo un periodo passato di gloria interrotto da uno spaventoso incidente; la rivalità con il pilota più giovane, che non può non ricordare il Lewis Hamilton dei primi anni; la storia d’amore tra il vecchio pilota e la capo meccanico del team, sono tutti stereotipi che qui diventano drammaturgia iconografica perfettamente amalgamata con il senso della pellicola. Nessuna sbavatura, nessun passo falso per un progetto che già sulla carta era vincente. La superficialità con cui si racconta un mondo complicato e davvero spietato; l’illusione che ognuno di noi, se vuole, potrà prima o poi salire su una monoposto, e la gigantesca valanga di sponsor che riempiono ogni millimetro di ogni fotogramma del film non sono i punti deboli di una pellicola ben fatta ma, al contrario, sono i punti di forza di una pellicola che, altrimenti, sarebbe poco efficace e presto dimenticata.
Tutti gli elementi che compongono il film sono stati pensati, selezionati, lavorati e contestualizzati dal bravo regista in un gigantesco spot che trasforma uno sport ultimamente appiattito e ripetitivo in una delle esperienze più multisensoriali e avvincenti a cui si possa assistere. Dopo aver visto “F1” ti viene voglia di prendere il tuo catorcio e tentare le acrobazie che Sonny Hayes compie con eleganze e follia sulle piste più celebri e pericolose del mondo. Dunque la finalità del film viene perfettamente cristallizzata per un pubblico che cerca la distrazione di massa come arma per evadere un paio d’ore dalla cruda e ripetitiva routine quotidiana che è intento a vivere.
Kosinski, poi, inserisce sapientemente nel suo racconto una equilibrata ma necessaria dose di mitografia nostalgica di ciò che fu la Formula 1 prima che la tecnologia narcotizzasse tutta la faccenda. Senna, Schumacher, Prost, Lauda o Hunt entrano nella pellicola, più o meno garbatamente e con richiami spesso mimetizzati, fornendo al progetto una sorta di legittimazione e di autorevolezza fondamentali per un consenso anche tra gli appassionati più integralisti di Formula 1 e delle icone che hanno reso magico questo mondo.
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RIVISTO
LE 24 ORE DI LE MANS, di Lee H. Katzin (Le Mans, Stati Uniti 1971, 106 min.).
Un’icona senza tempo e la sua ossessione per i motori, le gare e la spropositata voglia di vincere su tutti. Steve McQueen investe e rischia tutto in questo complicato film sulla gara più pericolosa del mondo. Piloti veri e attori si mischiano dando vita ad una pellicola iconografica sul desiderio irrefrenabile di superare ogni limite da parte dell’uomo. Da rivedere per cercare di comprendere un attore ed un uomo completamente immerso nell’atavica e, spesso pericolosa, voglia di rivincita. Sublime.
