VISTO&RIVISTO Hamnet – Nel nome del figlio. Il resto è silenzio

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di Andrea Minchella

VISTO

HAMNET- NEL NOME DEL FIGLIO, di Chloé Zhao (Hamnet, Regno Unito- Stati Uniti 2025, 125 min.).

Monumentale. Semplicemente monumentale. Chloé Zhao realizza un miracolo e ci rende testimoni dell’opera che probabilmente la renderà immortale. La brava regista trasforma il già potente romanzo della giovane scrittrice Maggie O’Farrell in un delicato e struggente viaggio tra le velature più nascoste del dolore e della perdita che una donna ed un uomo sono costretti a vivere.

Zhao, insieme all’autrice del libro, scrive una sceneggiatura quasi sussurrata che diventa la materia prima per la costruzione di una pellicola epica in grado di fissare per l’eternità la dolcezza e la durezza della vita di una donna e del suo compagno di vita. Zhao, che racconta della semplice ma tormentata esperienza sentimentale di William Shakespeare, decide di far ruotare il suo racconto attorno alla figura di Agnes, compagna e moglie del poeta inglese. La figura di Agnes diventa essenza sentimentale di una vicenda in cui gioia e dolore, vita e morte, silenzio e grida, si fondono insieme per generare una tensione drammaturgica ormai rara che solo pochi film sono in grado di trasmettere.

“Hamnet” è un intenso e suggestivo inno alla vita. Da un dolore si può e si deve rinascere per proseguire il proprio percorso di vita. Il lutto viene elaborato in maniera diversa da coloro che subiscono quella perdita. Una madre, però, è messa a dura prova quando la sua creatura viene portata via per sempre. La donna diventa, qui, testimone centrale della natura, della sua potenza, della sua bellezza ma anche della sua freddezza nel portare via un’innocente vita dall’amore di una madre e di un padre.

Il film comincia proprio con una donna che pare immersa nel liquido amniotico di un imponente albero che le fa da grembo. La maestosità della natura se ne sta in silenzio mentre gli uomini vivono le loro piccole e fragili vite. La natura sovrasta e avvolge, sorveglia, protegge ma può mettere alla prova milioni di persone con la sola forza di un soffio. William Shakespeare sente la grandezza della natura come forza sconosciuta che lo sbalza tra la gioia di un amore appena nato, il desiderio di fare arte come forza propulsiva di vita, la felicità per l’arrivo di figli meravigliosi e la necessità incontenibile di vivere lontano dalla sua famiglia. William diventa testimone inconsapevole della complessità della vita dando alla luce i più grandi lavori teatrali che il mondo abbuia conosciuto. Se la sua prima produzione si distingue per una certa leggerezza, dovuta ad una maggiore semplicità della sua esistenza a Stadford-upon-Avon con la sua amata Agnes e i suoi tre figli Susanna e i due gemelli Hamnet e Judith, dopo la terribile morte del figlio Hamnet la creatività del drammaturgo si fa dura e più complessa dando origine alle tragedie che ancora oggi risuonano attuali e moderne. Proprio l’“Hamlet” nasce dalle ceneri della disperazione di una perdita che non ha eguali. L’elaborazione del lutto di William, a differenza di quello della sua compagna Agnes, tarda ad arrivare e sfocia con la maestosità di un’opera universale e potentemente mitografica. La prima rappresentazione della tragedia, a cui assisterà anche la tormentata Agnes, diventerà una sorta di catarsi collettiva che permetterà al piccolo Hamnet di lasciare per sempre il mondo terreno.

Chloé Zhao filma in maniera impeccabile una vicenda struggente e piena di amore. La macchina da presa segue ravvicinata i momenti più poetici del racconto. Il flusso narrativo si insinua lentamente nelle nostre vene e diventa parte del nostro corpo e della nostra anima.

Se Shakespeare è il padre ante litteram della grammatica cinematografica moderna, Steven Spielberg è certamente il padre delle storie che raccontano la vita umana grazie all’uso intelligente della fantasia. E proprio Steven Spielberg si è da subito innamorato del progetto coinvolgendo la sua Amblin nella produzione del film.

“Hamnet” va visto e rivisto per poter ammirare ogni piccolo dettaglio di una meravigliosa e poetica storia di amore universale. Epico e grandioso.

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RIVISTO

ANONYMOUS, di Roland Emmerich (Germania- Regno Uniti- Stati Uniti 2011, 130 min.).

Il mito del grande Shakespeare che, qui, diventa leggenda. Dietro la gigantesca produzione dell’autore si celerebbe un anonimo nobile inglese che ha soggiogato, e continuerebbe a farlo, il mondo intero. Film ben fatto che ci lascia inevitabilmente dubbi e domande che alimentano il mito planetario del padre di “Hamlet”.

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