di Andrea Minchella
VISTO
MOBLAND, di Ronan Bennet (Regno Unito- Stati Uniti 2025, 10 x 42-60 min., Paramount+).
Il bravo Ronan Bennet ci regala una nuova serie. Dopo l’acclamato (si aspetta la seconda stagione con trepidazione) “The Day Of The Jackal” in cui un sorprendente ed energico Eddie Redmayne nulla aveva da invidiare al più spietato ed affascinante James Bond, l’autore di Belfast confeziona una scura e offuscate storia che si incardina nella Londra di oggi, sempre più irriconoscibile, in cui il crimine ed il malaffare sembrano essere le uniche strade percorribili per vivere una vita di sfarzo e di potere.
Bennet si fa produrre l’intero progetto da un veterano delle storie molto “british” in cui famiglie criminali si confondono perfettamente nella società che conta della capitale inglese: Guy Rirchie. Ritchie, guardando lo stile e l’architettura drammaturgica di “Mobland”, non si limita soltanto a produrre ma probabilmente contestualizza in maniera ancora più efficace e verosimile la vicenda centrale che vede due famiglie spietate e potenti, gli Harrigan e gli Stevenson, fronteggiarsi violentemente per il potere assoluto e la possibilità di primeggiare nella vendita massiva di nuove droghe. Il tocco alla “Ritchie” è stato plasmare questa lotta estenuante e disumana sulla figura di Harry Da Souza, tuttofare e risolutore al servizio di Conrad Harrigan, un cattivissimo e spaventoso Pierce Brosnam, che viene chiamato per risolvere tutti i problemi che quotidianamente gli Harrigan devono affrontare per poter continuare la loro battaglia senza eccessive perdite. Da Souza, interpretato brillantemente da un Tom Hardy sempre più gonfio e irriconoscibile, vive il suo ruolo come una sorta di investitura liturgica che lo rende fedele alla famiglia criminale più di un suo componente. A completare il nutrito cast troviamo una snervante e ai limiti della follia criminale Helen Mirren, nei panni di Maeve, moglie di Conrad, che non risparmia colpi bassi alla sua stessa famiglia pur di apparire come la vera testa della famiglia Harrigan.
La serie si sviluppa in un crescendo di azione e tensione che, lentamente, avvolgono ogni episodio rendendolo un piccolo film a sé stante. La bravura degli autori e di chi lo ha poi realizzato sta nel dipanare con cautela tutti gli elementi di una storia criminale in cui il punto di vista viene piazzato tra le fila dei cattivi, ritagliando un ruolo marginale alla polizia che cerca, invano, di arrestare definitivamente il dominio degli Harrigan su tutti i traffici illeciti che si riversano su di una Londra completamente avvolta da una coltre densa e asfissiante di illegalità. Le dinamiche tra i componenti, numerosi, degli Harrigan diventano linfa vitale per un flusso narrativo inarrestabile che parte lentamente per, episodio dopo episodio, diventare sempre più denso e coinvolgerci definitivamente su tutti i fronti.
Scritto bene, realizzato con capacità e professionalità, “Mobland” fissa per sempre un personaggio, quello di Da Souza, nell’immaginario collettivo della cinematografia universale. Le caratteristiche per elaborare nuove stagioni sono tutte presenti in questa prima edizione che ha riscontrato un successo quasi inaspettato.
Interessante, infine, la potenza iconografica nel collocare gli Harrigan, che uccidono e inondano Londra di ogni droga, nella campagna inglese in cui solo i nobili, fino a qualche tempo fa, potevano e volevano permettersi una lussuosa vita di campagna. Tra Barbour, Defender e cavalli di razza vediamo muoversi una famiglia che non appartiene a quel mondo leggendario ma che, con i soldi, ha potuto comprarsi un posto esclusivo e fortemente mitografico.
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RIVISTO
THE GENTLEMEN, di Guy Ritchie (Regno Unito- cheStati Uniti 2024, 8 x 62-68 min., Netflix).
Un intelligente e centrato “spin off” dell’omonimo film del 2019. Ritchie prende una storia già raccontata in un lungometraggio e la trasforma sapientemente, con cast e dinamiche rinnovati, in un prodotto fresco e inedito.
La trama passa in secondo piano rispetto ai personaggi, cesellati sempre con estrema e millimetrica capacità descrittiva, e alle dinamiche che scaturiscono tra i protagonisti della vicenda e gli innumerevoli individui che si muovono sullo sfondo. La lotta contro il crimine, più o meno, immersa nel lusso e nella bellezza. Di classe.
