VISTO&RIVISTO Indagini su un vecchio caso e lo scorbutico Morck

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di Andrea Minchella

VISTO

DEPT. Q- SEZIONE CASI IRRISOLTI, di Scott Frank (Dept. Q, Regno Unito 2025, 9×47/71 min., Netflix).

Tratta dal romanzo dello scrittore danese Jussi Adler-Olsen “La Donna In Gabbia”, “Dept. Q” è una serie di Netflix che fin dalle prime sequenze ci immerge in un’atmosfera disturbante e affascinante lunga tutta la durata dei nove episodi. Qualcuno, vedendola, potrebbe sentire una strana sensazione di “deja vu” pur non avendo letto il libro. In effetti “Dept. Q” prima di diventare la serie britannica di cui tutti oggi parlano è stata una produzione danese asciutta e minimale che è passata abbastanza inosservata.

Ora siamo ad Edinburgo, non più a Copenaghen, e i due protagonisti, il detective Morck e il suo collaboratore Akram, vengono descritti e raccontati in maniera molto più profonda e dettagliata. La vicenda, che passa quasi su un piano sottostante rispetto la figura emblematica e fortemente iconografica del detective capo Carl Mork, si concentra su di un vecchio caso irrisolto di una procuratrice scomparsa quasi quattro anni prima.

Mork, poliziotto irrisolto e traumatizzato da un agguato che ha subito durante un controllo di routine insieme ad un suo collega, viene messo dalla sua superiore Jacobson a capo di una sezione, casi irrisolti appunto, che è creata apposta per allontanare Mork da un servizio attivo e ancora troppo pericoloso. Il detective, però, non resta in disparte e si mette subito all’opera pescando, tra i numerosi casi irrisolti stipati nel sotterraneo/ufficio del suo commissariato, un inquietante dossier sulla misteriosa scomparsa della procuratrice Merrit Lingard. Data per morta quasi da tutti, Mork è convinto che sia stata rapita e che, probabilmente, è ancora viva. Il detective, così, crea una particolare squadra con il fedelissimo e misterioso Akram, siriano specializzato in informatica, e l’esuberante ma decisa Rose. I tre, come in puzzle, combaciano perfettamente tra loro dando vita ad un’inaspettata e convincente squadra investigativa.

Su tutto, però, sovrasta l’ingombrante e multiforme figura di Mork, della sua mente, dei suoi affetti e della sua scontrosa ma genuina modalità di affrontare ogni cosa. Il personaggio viene cesellato e analizzato con sapiente introspezione grazie ad una sceneggiatura puntuale che trasforma ogni dettaglio del detective in un flusso narrativo perfettamente incastrato con l’impalcatura scenica e descrittiva. Mork, interpretato da un Mattew Goode che finalmente trova la grande occasione di interpretare un ruolo complesso e unico, si muove disorientando il pubblico in un ambiente fatto di reticenze, sospetti, vecchie indagini e nuovi stimoli investigativi. Mork si destreggia tra una forzata e apparentemente inutile terapia di psicoanalisi e l’indagine che, puntata dopo puntata, lo trascina in una zona grigia in cui potere, politica e segreti sembrano avere un punto d’incontro.

Il bravissimo Scott Frank, che è stato ed è uno sceneggiatore di successi planetari e di pellicole leggendarie, riprende un bel romanzo danese e una modesta serie nordica e li trasforma in un ritratto affascinate, quasi epico, di un personaggio di cui si sente già la mancanza. Mork è il poliziotto lontano dalle buone maniere ma profondamente sofferente e ossessivamente genuino. Ha un legame difficile e fragile con il figliastro che la sua ex compagna “gli ha lasciato” prima di andarsene con un altro uomo. Morck cerca con i suoi modi ruvidi ma sinceri di alleviare il più possibile la sofferenza di un adolescente problematico e abbandonato.

Dunque la serie, che è giustamente catalogata come “crime”, si stacca dal suo genere poliziesco per trasformarsi in una sorta di psicoanalisi collettiva in cui il protagonista proietta su sé stesso tutte le paure e le sofferenze di ognuno di noi. L’immedesimazione con un personaggio controverso e scontroso è l’elemento centrale per trasformare un buon prodotto in un’esperienza appagante e totalizzante.

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RIVISTO

TRUE DETECTIVE- STAGIONE 1, di Nic Pizzolato (Stati Uniti 2014, 8×50/60min., Sky Atlantic- Hbo).

Una rivoluzione nella drammaturgia seriale “crime”. Le ombre e i dubbi si annidano tra le figure criptiche e assurde dei due detective protagonisti. Le indagini su crimini orribili si mescolano e si confondono con i demoni del detective Rustin Spencer Cohle, magistralmente interpretato da Mattew McConaughey, e i segreti del detective Martin Hart, un Woody Harrelson impeccabile, in una Louisiana tetra e cupa. Capolavoro.

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