VISTO&RIVISTO La sposa! : un accrocchio (quasi) ben fatto

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di Andrea Minchella

VISTO

LA SPOSA! , di Maggie Gyllenhaal (The Bride! , Stati Uniti 2026, 126 min.).

In quel “quasi” c’è un mondo. La brava Maggie Gyllenhaal alza il tiro. Dopo l’interessante e inedito “La Figlia Oscura”, tratto dal romanzo di Elena Ferrante, la regista newyorkese prende il complesso e tremendamente moderno romanzo di Mary Shelley e lo trasforma in una storia surreale in cui il punto di vista viene completamente ribaltato. Come nel film “La Moglie di Frankenstein” di James Whale del 1935, la centralità della storia, che fa un passo avanti rispetto il romanzo della scrittrice britannica, si incastra nella figura della possibile compagna del mostro “rinvigorito” dal folle e visionario scienziato Frankenstein.

La Gyllenhaal elabora il mito del mostro e della sua volontà di avere una compagna nella società contemporanea impregnata di un femminismo rinvigorito inteso come un giusto e legittimo riconoscimento della donna come parte integrante e centrale del mondo moderno. “La Sposa! “ ci racconta di noi con l’utilizzo intelligente e poetico di un mito universale.

La pellicola, però, risente di una sceneggiatura non all’altezza con la costruzione minuziosa e riuscita dell’architettura scenica. Troppi i momenti in cui si avverte una sorta di sospensione narrativa che rallenta il ritmo serrato delle parti meglio riuscite. La regista, a differenza del suo precedente e primo film da regista, mette alla base del suo complicato ed ambizioso lavoro una scrittura a tratti semplificata che fatica a sorreggere l’intera impalcatura drammaturgica del film.

A sorreggere perfettamente tutto il racconto c’è sicuramente la bravissima Jessie Buckley. L’attrice, appena vista nel gigantesco “Hamnet”, prende il personaggio di Ida e si cuce addosso tutte le sue sfaccettature restituendoci una donna potentemente moderna e incredibilmente reale. Ida, che non sopporta l’arroganza viscida e unta del potere maschile dell’epoca in cui vive, racchiude in sé il seme della lotta per l’emancipazione e il raggiungimento di una vera e rispettata libertà. La Buckley diventa nel corpo e nell’anima la compagna del mostro. Ida si assume le responsabilità delle sue azioni, si ritaglia con decisione un ruolo inedito e unico nel mondo. Ama e pretende di essere amata. Ma più di tutto pretende di essere riconosciuta come individuo libero e indipendente.

Christian Bale affanna dietro la presenza totalizzante della Buckley. Il trucco, non eccessivo, nasconde in parte la bravura indiscutibile dell’attore camaleontico. Anche gli altri attori, Annette Bening, Peter Sarsgaard e Penelope Cruz, faticano a amalgamarsi perfettamente in una vicenda plasmata prevalentemente sulla figura di Ida. Una nota a parte va certamente riservata a Jake Gyllenhaal che interpreta l’attore della Hollywood degli anni d’oro Ronnie Reed. Il mostro “Bale” è innamorato del cinema e dei film che Ronnie Reed interpreta. Appena può, il mostruoso Frankenstein si rifugia al cinema per guardare, e riguardare, uno dei film in cui Reed recita e balla come nelle migliori pellicole degli anni trenta.

Dunque “La Sposa!” è un film da vedere perché, dopotutto, è ambizioso e sinceramente sentito dalla sua regista. Da vedere perché i continui rimandi alla cinematografia passata e recente ne rinvigoriscono la grammatica, lo stile e l’impianto drammaturgico che se risulta debole per via della scrittura in alcuni punti, ci fa godere la continua citazione di film e miti che fanno ormai parte della nostra coscienza visiva.

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RIVISTO

ASSASSINI NATI- NATURAL BORN KILLERS, di Oliver Stone (Natural Born Killers, Stati Uniti 1994, 118 min.).

Una corsa folle e disperata nelle pieghe della violenza e dell’eccesso. Stone cristallizza la violenza dell’America degli anni novanta e la trasforma in una pellicola disturbante ma a tratti poetica in cui Harrelson e Lewis si fondono per dare vita alla coscienza più nascosta e violenta dell’americano medio. Iconico e straripante che, ahimè, risulta sempre attuale e vero.

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