VISTO&RIVISTO La storia in equilibrio tra leggerezza e verità

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Ficarra e Picone, garibaldini ne L'abbaglio di Roberto Andò

di Andrea Minchella

VISTO

L’ABBAGLIO, di Roberto Andò (Italia 2025, 131 min.).

Squadra che vince non si cambia. Ed infatti il bravo Roberto Andò, dopo il sorprendente “La Stranezza” in cui mescolava realtà e finzione attorno alla figura emblematica di Luigi Pirandello, richiama Toni Servillo, Salvatore Picarra e Valentino Picone per realizzare un ritratto interessante e inedito sul leggendario sbarco dei “mille” di Garibaldi in Sicilia.

“L’Abbaglio” è un racconto composto ed equilibrato che ripercorre le fasi dell’approdo delle camicie rosse sulla grande isola e la lenta e non semplice conquista del territorio da parte di Garibaldi e dei suoi militari. Roberto Andò, come fece per “La Stranezza”, amalgama con intelligente creatività e puntuale ricerca i fatti storici con una narrazione più onirica e slegata in cui due “soldati” di Garibaldi si mostrano per la loro vera natura, lontana dall’immaginario collettivo in cui i partecipanti al famoso sbarco furono tutti eroi e impavidi fedelissimi così come la Storia ci ha voluto tramandare.

Il film ci mostra la vera stoffa dei grandi eventi storici, smontando la retorica della narrazione istituzionale e indagando la veridicità delle azioni e degli uomini che, insieme, hanno contribuito all’unificazione dell’Italia. La pellicola, che sa miscelare in maniera omogenea la serietà della tensione degli eventi con la leggerezza della vicenda dei due avventurieri Domenico e Rosario, ci immerge in un momento leggendario e centrale del nostro passato cercando di smussare gli spigoli del resoconto storico grazie alla presenza scanzonata ma mai sbrodolata dei due protagonisti che incarnano la vera essenza di molti garibaldini che parteciparono alla gloriosa impresa. È proprio questa discrepanza tra l’intento valoroso e la cruda realtà che rende “L’Abbaglio” un interessante e piacevole viaggio nelle sfaccettature di un fatto storico tanto simbolico quanto unico e fondamentale.

Andò scrive e filma la vicenda del colonnello Orsini che sbarca a Marsala e punta a Palermo. Con i suoi “soldati” il colonnello, interpretato da Toni Servillo sempre capace di immedesimarsi nel personaggio che gli viene affidato, si accorgerà presto che non tutti i siciliani sono favorevoli all’impresa di Garibaldi. Come i suoi “mille” fedelissimi, anche la popolazione si divide tra chi crede veramente in quell’azione di conquista, e chi invece non nutre molte speranze nel cambiamento. Tra la popolazione che Orsini incontra c’è addirittura chi vorrebbe che le cose non cambiassero, anche solo per non perdere i privilegi che un mal governo può comunque garantire. Mentre Orsini si deve adattare al territorio in cui si imbatte e alle decisioni di Garibaldi, un onnipresente Tommaso Ragno, che punta a Palermo, Domenico e Rosario, che appena sbarcati a Marsala si erano dileguati per proseguire le loro strade lontane dalla valorosa impresa dei mille, vengono ripresi dall’esercito garibaldino e obbligati a seguire le tappe della conquista. Andò circoscrive il racconto ai due pavidi siciliani che, messi alle strette, riusciranno a dimostrare un sorprendente coraggio che salverà una delle fasi più complicate del percorso dei “mille”.

Il racconto, così, ci restituisce con misura e leggerezza una vicenda profondamente legata al nostro paese lontana dalla retorica ma plasticamente modellata sulle persone che hanno partecipato ad un’impresa che la Storia ha reso valorosa, leggendaria e potentemente iconografica. Le persone, spesso, sono inconsapevoli di prendere parte a qualcosa di più grande di loro e delle loro aspettative. Il bravo regista siciliano, senza giudizio, dipinge con onirica poesia proprio la natura umana e terrena di questa vicenda epica.

Il film, soprattutto, scatta involontariamente un’amara fotografia di quello che negli anni successivi diventerà l’elemento fondante della questione “meridionale” che l’Italia, anche unita, non seppe mai risolvere. Dietro la vicenda eroica, seppur sguaiata e confusa, dell’impresa di Garibaldi si cela il vero problema di disuguaglianza e miseria che ha accompagnato il sud Italia fino ad oggi e che non sembra avere intenzione di abbandonarlo.

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RIVISTO

NOI CREDEVAMO, di Mario Martone (Italia- Francia 2010, 170/ 205 min.).

Mario Martone si cimenta con una storia potente ed emblematica che racchiude il “DNA” dell’Italia contemporanea. Il bravo regista napoletano indaga con poetica e filosofica discrezione gli ideali e i protagonisti di una stagione carica di cambiamento e di speranze, ma anche di delusioni e compromessi. Potente e puntuale.

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