VISTO&RIVISTO La tempesta perfetta di Hollywood

minchella visto rivisto

di Andrea Minchella

VISTO

MAMMA HO PERSO L’AEREO, di Chris Columbus (Home Alone, Stati Uniti 1990, 103 min.).

John Hughes ha trasformato il Natale in una miniera d’oro per Hollywood. Ma non solo. L’autore statunitense può essere identificato come il fautore del genere “Brat Pack”, in cui adolescenti “monelli” e le loro azioni diventano il pilastro drammaturgico di film di successo che, soprattutto negli anni ottanta e novanta, hanno segnato indelebilmente la vita di milioni di ragazzi di tutto il mondo. Hughes, scomparso prematuramente nel 2009, alternava la regia con la scrittura di soggetti. Nella fine degli anni ottanta la sua sceneggiatura di “Mamma Ho Perso L’Aereo” arrivo sui tavoli della Warner Bros. Il tocco magico di Hughes, per film “cult” come il natalizio dissacrante “National Lampoon’s Vacation” e il “revolutionary teen” “Breakfast Club”, spinse la casa di produzione a realizzare il film immediatamente. Hughes si ritagliò soltanto il ruolo di sceneggiatore e di produttore. La regia venne affidata al giovane ma promettente Chris Columbus. Dopo un lunghissimo casting, la scelta del piccolo protagonista ricadde, anche su consiglio dello stesso Hughes, su Macaulay Culkin che aveva già dato prova di una capacità drammaturgica straordinaria nell’antecedente “Io e Zio Buck”, dello stesso Hughes, in cui duettava in una sorta di commedia dell’assurdo con il gigante, in tutti i sensi, John Candy.

Il miracolo stava per compiersi. Al cast si aggiunsero un sorprendente Daniel Stern e un perfetto Joe Pesci che interpretano i cattivi della storia. La colonna sonora venne affidata al gigante John Williams che fino a quel momento aveva dato musica a tutti i film di Steven Spielberg. I costi di produzione, però, lievitarono tanto da costringere la Warner ad abbandonare il progetto. “Mamma Ho Perso L’Aereo”, già in fase di lavorazione, rischiava di rimanere un film mai realizzato. La Century Fox decise di investire altri milioni di dollari scommettendo nuovamente su quel piccolo film in cui il giovane protagonista Kevin, sotto le feste di Natale, si sarebbe ritrovato da solo nella sua grande casa perché dimenticato per sbaglio dalla sua famiglia in partenza per Parigi.

La pellicola, alla fine, costò diciotto milioni di dollari e la Fox immaginava che, almeno, avrebbe ripianato i costi di produzione. Le prime proiezioni non andarono benissimo. Il giudizio degli spettatori non fu inizialmente molto positivo. Chi lo vedeva come un film per bambini ma con pretese di un film per adulti. Chi lo catalogava come qualcosa di troppo legato alle feste natalizie. Lo tsunami, invece, stava per arrivare. Per cercare, poi, di invogliare la visione, la Fox decise di proiettare prima del film l’episodio pilota di una serie animata dello sconosciuto Matt Groening in cui un bambino di nome Bart Simpson combinava guai in famiglia e nella sua scuola. Il resto è storia.

Nel giro di pochi mesi il film scalò le classifiche prima statunitensi e poi del resto del mondo. Il piccolo Kevin McCallister diventò il simbolo plastico del Natale, della faccia d’angelo pronta a combinare disastri e della voglia di ogni bambino e adolescente di vivere emancipati dalla propria famiglia. Un film perfettamente girato, con una ritmica armoniosa ed uno sviluppo scenico ineccepibile, si trasforma nel giro di poco tempo in un riferimento culturale e pedagogico per una generazione intera. La magia di Hughes e di Columbus danno alla luce un piccolo capolavoro che è stato in grado di adagiarsi nelle nostre immaginazioni rendendo il prodigio Macaulay Culkin l’immedesimazione collettiva del bambino che siamo stati o, meglio, del bambino che vorremmo essere per sempre. Questa “catarsi” collettiva ha fatto diventare “Mamma Ho Perso L’Aereo” nell’appuntamento televisivo natalizio insostituibile e imperdibile, insieme al mitografico “Una Poltrona Per Due”, per milioni di persone. Il film non solo incassò quasi 500 milioni di dollari nel 1990/1991 (cifra impensabile per una pellicola del genere “Brat Pack”), ma ogni anno, per i diritti di divulgazione su televisioni e piattaforme, fa incassare alla Fox un assegno milionario che conferma la capacità produttiva della Fox di quegli anni.

Qualche anno dopo, sfruttando ancora la fisiognomica infantile di Macaulay Culkin, venne girato un “sequel” che, però, non raggiunse i livelli del primo capitolo che invece viene riproposto oggi, trenta cinque anni dopo, in tutti i cinema del mondo. E se non è Natale senza Kevin McCallister trai piedi, quest’anno sfruttiamo la possibilità di rivedere “Mamma Ho Perso L’Aereo” in un posto unico e magico come è il cinema.

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RIVISTO

UNA POLTRONA PER DUE, di John Landis (Trading Places, Stati Uniti 1983. 117 min.).

Un piccolo miracolo che Landis realizzò trasformando per sempre, suo malgrado, il Natale nella cultura di massa occidentale. Murphy e Aykroyd diventano iconografie di desideri, sogni, incubi e segreti che tutti racchiudiamo nel nostro profondo. Una favola moderna universale che viene amplificata dalla suggestiva e rassicurante atmosfera natalizia degli anni ottanta. Nostalgico e moderno.

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