VISTO&RIVISTO Vendetta e leggerezza di un maestro che diventa arte

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di Andrea Minchella

VISTO

SEND HELP, di Sam Raimi (Stati Uniti 2026, 113 min.).

Molto più di un semplice film “horror”. il gigante Sam Raimi decide di confezionare un film che, seppur basico e lineare, riesce ad intrattenere in maniera intelligente e suggestiva il pubblico che ama le storie immerse nel mondo contemporaneo e nelle sue indecifrabili e spesso assurde dinamiche.

“Send Help”, che pesca richiami misurati e interessanti da parecchi film del passato, è perfettamente costruito sulla traccia solida e definita di una sceneggiatura che plasma una storia agghiacciante di rivalsa femminile e vendetta ancestrale. La pellicola è supportata dallo spazio scenico interamente occupato da una Rachel McAdams in grado di polarizzare completamente l’attenzione del pubblico. Una sorta di eroina moderna che trova nei suoi punti deboli la forza di vivere in un mondo maschio-centrico in cui il bullismo di genere permea ogni aspetto della vita di una normale donna della società di oggi.

La protagonista, Linda Liddle, è un’analista precisa e un po’ stravagante che lavora in una grossa azienda di High Tech. Il film comincia con Linda inserita in un ambiente di lavoro in cui le sue capacità vengono sfruttate da un capo ufficio bullo e sgraziato, Donovan, capace di ogni cosa pur di impressionare Bradley il nuovo CEO, figlio del fondatore dell’azienda. Linda viene presa in giro e vista come una “nerd” bruttina e sopra le righe. Anche Bradley prova quasi un ribrezzo corporale nei confronti della brava analista che ha dei modi tanto gentili quanto imbarazzanti.

Un viaggio lampo a Bangkok per lavoro metterà sullo stesso aereo privato Bradley, Linda, Donovan e Chase, un altro collaboratore “schifato” dalla brava e stucchevole Linda. Un incidente aereo sull’oceano scaraventerà gli unici due superstiti, Linda e Bradley, su di un’isola disabitata.

Come in un eden biblico, Linda si darà subito da fare per cercare di sopravvivere fino all’arrivo dei soccorsi, costruendo una capanna e procurandosi cibo e acqua da ciò che la circonda. Bradley, ferito durante l’incidente, verrà curato e protetto dalla capace e decisa Linda. Appena Bradley tornerà in salute cercherà di manipolare la sua assistente come aveva fatto solo qualche giorno prima in ufficio.

Ma qui non siamo in azienda. Non contano soldi né cariche. Non conta l’essere uomo e pensare di avere una certa influenza sul sesso femminile. Qui ciò che conta è la tempra ad affrontare una situazione estrema e le conoscenze base, che Linda possiede per via di una sua passione “barocca” verso le avventure nella natura, per accendere un fuoco, cacciare un animale e costruire una struttura che possa ripararti dalla pioggia e dal vento. I ruoli, dunque, vengono ribaltati violentemente e tutto il rancore di Linda plasma in maniera ossessiva ogni azione che compie sull’isola. Bradley fatica a vivere la nuova esperienza da gregario e cerca, in maniera goffa e disorientante, di ripristinare i ruoli o, peggio, di scappare per cercare aiuto. La sua incapacità di capire con chiarezza la gravità della situazione ristabilisce in maniera definitiva che comanda e chi resta a guardare.

Raimi confeziona una perfetta ed equilibrata commedia nera con tinte “horror” che trasformano una normale vicenda di prepotenza quotidiana in una biblica resa dei conti in cui la gentilezza, spesso confusa con la fragilità e la debolezza, diventa un’arma implacabile e spietata nei confronti della stupidità dilagante di chi crede di essere superiore in base ai soldi, alla funzione che ricopre nella società o al genere sessuale a cui appartiene. Raimi fa di più: stigmatizza con metodica ed estrema lucidità il perverso gioco che si crea in una coppia quando la donna, spesso, cerca di cambiare il proprio compagno credendo, e illudendosi, che un uomo violento possa promettere di non esserlo più. Linda fornisce a Bradley svariate occasioni per cambiare il suo modo di vedere il mondo, ma ogni volta viene delusa rischiando addirittura la vita.

Il finale, che non vi svelo, sembra l’unico e possibile rispetto alla surreale e raccapricciante vicenda che tiene banco per quasi due ore. Liberatorio e confortante.

***

RIVISTO

MISERY NON DEVE MORIRE, di Rob Reiner (Misery, Stati Uniti 1990, 107 min.).

Un vero capolavoro del compianto Rob Reiner che prende il romanzo di Stephen King e lo trasforma in una pellicola inquietante e macabra incentrata sul rapporto morboso tra un famoso scrittore e la sua più assidua fan. James Caan e Kathy Bates interpretano in maniera divina i protagonisti assoluti di un incubo in cui, come spesso capita nei romanzi di King, la scrittura diventa elemento totalizzante della follia e della potenza primordiale dell’arte. Gigantesco.

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